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Musica e Pensieri

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Solo

C’era una volta un uomo senza memoria che viveva su di una piccolissima isola. Quest’isola era talmente piccola che se camminava anche a passo lento per più di mezzora, rischiava di percorrerla almeno due volte. Nessuna cartina geografica la riportava. Nemmeno il satellite più avanzato riusciva a localizzarla. Nonostante tutto, sull’isola c’era un grande faro. Altissimo. Dalla sua sommità si poteva controllare il mare per chilometri e chilometri. Qui lavorava l’uomo senza memoria. Passava le sue giornate guardando il cielo, il mare, facendo passeggiate. O meglio, girava intorno al faro, cercando ogni volta di scoprire qualcosa di nuovo, qualche particolare che non aveva mai notato.

Riconosceva, del mare, tutte le onde. Si convinse che le onde fossero sempre le stesse. Diede il nome ad ognuna di loro. E quando qualcuna tardava a farsi vedere, cominciava a preoccuparsi. Si annotava tutti i loro movimenti, le loro frequenze, le loro storie d’amore. Onde che si abbracciano con giravolte esaltanti. Rotolanti. Le loro separazioni. I loro dolori e le urla quando si frangono contro gli scogli. Anche delle nuvole aveva la stessa concezione. Le riconosceva non dalle forme, ma dalla loro posizione. Dal loro colore, dalla loro densità. Di una se ne innamorò. La chiamava Aria. Quando non la vedeva per più di una settimana si sentiva male, gli venivano attacchi di asma. Passava ore ed ore a guardarla. Solo sua, solo lui poteva vederla. E lei si lasciava guardare mentre ballava nel vento, suo fratello, nel cielo, libera di essere bella. Senza paura di cambiare. Scrisse anche una poesia per lei:

 

Ancora balla per me insieme al Leggero

Ridi della mia vista

Innocente voluttà delle forme cangianti.

Tu mi

Avrai finché respirerò Te.

 

Era la sua sposa. E nei giorni di nebbia e di nuvole basse, lei scendeva sul faro per incontrarlo. Rarefazione dell’amore.

Non era mai passato nessuno dal faro da quando c’era lui. Il cibo esisteva sull’isola. Da sé. Solo gabbiani e un gatto immortale respiravano come lui. Non si sa il tempo. Forse da sempre. Oppure mai.

Una sera, una sirena di nave. Segnali di S.O.S. Perché? Chi è. Velocità per una volta. Agire in fretta. L’uomo prese la sua scialuppa, mai usata, e cominciò a remare in direzione del suono della sirena. Era una piccola nave passeggeri, un traghetto. Chiamò. Urlò.

Quando salì a bordo la sirena smise di suonare. Girò per la nave alla ricerca di qualcuno. Niente. Nessuno.

Entrò in quella che sarebbe dovuta essere la postazione di comando. Aprì il giornale di bordo. Bianco. Accanto a quello vide un album di fotografie. Provò a sfogliarlo.

In tutte le pagine c’era una sola fotografia, sempre la stessa.

Lui, che dalla torre del suo faro scrutava l’orizzonte.

Si sedette e, mentre una lacrima solcava il suo viso, si addormentò.