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Si va, anche stando fermi. E’ un ovvietà. Ciò che ovvio non è sono il luogo e il tempo: questi, quanto meno tratteggiati, ci faranno decidere il modo. La densità della nostra vita. E non è una questione di meglio o peggio. Ma semplicemente di quello che siamo stati, siamo e saremo. Il modo in cui sfioreremo gli altri, con essi rapportandoci. Fuori da ciò niente è.

Di cosa è fatto l’amore? Poeti filososi giullari romanzieri tutti hanno provato. Tutti ci proviamo. Io non ho risposte. So cosa è per me: ascolto e accoglienza. Comprensione. Qualcosa che va oltre il sé. Qualcosa che sposta il confine del sé. Prima di tutto, prima di essere all’interno di una collettività, di essere poleis, di essere musicista, uomo, educatore. Prima di tutto io sono il mio modo di amare. Io sono me. E lo scopro ogni giorno.

Siamo lontani dalla comprensione dell’umano. Nel senso del “tenere insieme”. Ogni urlo di disperazione e di dolore, ogni silenzio per assenza di dialogo genera una guerra. Fatta con le armi, con la finanza, con l’affamamento, con il rifiuto, con le barche affondate, con le medicine non date. Con l’infezione di tutto ciò che noi riconosciamo come l’essere umanità. Siamo vicini, sempre più vicini. Eppure tragicamente distanti dall’essere uomini e donne che comprendono.

Il cammino dal particolare all’universale estroflette anima e pensieri. Consente di innamorarsi e credere. Credere che non finiamo in noi stessi. Estendendoci all’intorno. Abbracciando. Tracciando significati di sensi e ragioni. Facendo esistere un noi. Superandoci restando con il proprio nome.

Disumano fare senza realizzare. La pioggia che non irrora e l’anima che si scolora. Sole che disillumina e passo che non cammina. Amare senza toccare. Pelle senza confine.

E’ il suono che ci unisce. Quello delle mani che sfiorano la pelle, delle labbra che si cercano. Le vibrazioni e le onde sonore generate dal passo noto, dal battito del cuore, dal vento che ci passa tra i capelli. Dai vestiti che cadono.

Ancora

credo in Te. negli essere umani uguali e diversi. unici e con la capacità di fondersi con gli altri, nello spazio e nel tempo. credo nella grandezza dell’essere umano che è tanto più grande quanto più grande sa riconoscere la propria pochezza. credo che siamo tempo. breve ed allo stesso modo infinito. credo che nella capacità di dar vita e curarla stia il segreto dell’uomo e della donna. io non lo conosco, ma questo non conta nel calcolo dell’umanità. credo che da soli siamo immensi, ma insieme siamo la forza dell’universo.credo nella forza del sogno che diventa realtà. quanto più il sogno è universale tanto più avrà la possibilità di realizzarsi. credo negli incroci delle vite, nel meticciato, nella costanza del cammino, nella ricerca del sé e dell’altro, nella realizzazione del corpo, nell’essere uno tra molti, nel mettersi insieme ai molti, nel dare tutto quello che si ha. credo che tutto quello che sono, che ho imparato, avuto e di cui ho goduto non sia mio. mai. per questo, andando devo restituire. a tutti quelli che incontro. credo che vivere sia un’arte, L’Arte.credo in un dio universale. credo che il mondo sia popolo, singolarmente sia poco. credo nel cammino tortuoso e faticoso di questo popolo. un dio che non sia di popolo non mi interessa, non è il mio dio. sono un sognatore perché sognando si crea la vita. solo sognando la si crea. non sono un manutentore di relazioni e per questo credo nelle relazioni che non si cannibalizzano ma in quelle che sanno generare senso. credo che niente sia mio e tutto sia mio. credo che il peccato sia l’odio, che genera il male. e quindi l’inessenza.

credo che ci sia un legame tra l’universale e il particolare. tra l’amore che provo e la storia dell’umanità, anche se nessuno lo saprà o se ne ricorderà. perché in quello che sono e che faccio c’è quello che sento. e questo io dono a chi ho intorno. per questo rimarrà un segno.
credo nel dare fiducia. nel generare le cause future. nella possibilità rivoluzionaria dell’amore.
credo nel quotidiano e negli abbracci, nelle carezze d’amore alla propria amata. che generano calore.
e.

Io conosco lo spazio e il tempo in cui si materializza desiderio di vita. L’ora esatta e i profumi, se c’è il sole o la pioggia, la temperatura. Io conosco la consistenza delle mani, il sapore dell’aria e l’altezza delle nuvole. Conosco i suoni ed ritmi, i respiri e le parole. Sono proprio lì, dove tu appari.

Una circonferenza congiunge il per sempre ed il mai più. Lo stesso andamento sinuoso. Il medesimo pulsare. La stessa apparente immobilità. La stessa faccia della stessa medaglia. Finché la circonferenza sdraiandosi e abbracciandosi diventa infinito.

Dell’Amore e della Vita

…“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie”

E’ una parte della lettera d’amore che André Gorz scrive alla moglie Dorine. Consiglio a tutti di leggerla. Infonde il senso del tutto. Dell’amore, della vita e anche della morte. L’insieme dei sentimenti, dello spazio, dei suoni, del calore, della vitalità, dei pensieri, di tutto ciò che ci rende umani.

Con lei non ho nessuna possibilità” pensò André quando vide Dorine per la prima volta. Infatti Dorine era “bella come un sogno”. Scrive infatti: “Avevi una folta capigliatura rossobruna, la pelle madreperlacea e la voce acuta delle inglesi”. Invece sarà ricambiato e da quel momento, per 58 anni, non si lasceranno più.