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Musica del c’è il nero e il grigio e il rosso e il blu. E per le strade il riflesso d’asfalto sembra danzare sotto i miei piedi. Come un passo a due tra il cielo e il chissà. E’ il viaggio ci dirà.

Musica della notte – Nuotami come onda e immergendoti e risalendo strappami all’aria e infrangimi su di te.

Parole e silenzi che provocano movimenti dell’anima. Che accartocciano la pelle. Il silenzio agito ed il parlare con il corpo. Anche se non visto. Ma tutto è in me. E intorno.

Percorrerti

voglio alla ricerca del punto d’unione tra anima e carne, sesso e spirito. del luogo fisico e mentale in cui le parole si trasformano in gemiti di piacere. in cui l’articolazione della parola mioamore diventa un si di compenetrazione. unico di due unicità. voglio navigarti gli occhi per vedere dove portano. che così profondamente in me sommergono tutto il prima. ed esiste solo l’adesso. e tu. tempo e spazio si annichiliscono di fronte alla tua bocca. la luce ti curva intorno. ed io ti voglio.

 

L’odore della passione

di questo è intriso la mia pelle. me lo porto addosso. è il tuo. fatto di quella sensazione di naturalezza e di essenza. di compenetrazione anche silenziosa. di visioni di intrecci di mani e gambe. accostando l’orecchio alla mie dita se ne può sentire la voce. come un filo di luce che unisce, oltre i muri e le strade e le porte e le persone. rotolo in me stesso alla ricerca di te. di quanto lasci in me ogni istante. anche quando non ci sei.

Solo Tu

sei l’accordo cristallino che mi risuona dentro. l’armonico che mi fa vibrare. melodia ed armonia mai suonate. un canto ignoto che esiste da sempre. solo tu sai avvolgermi come aria di mare. sai starmi negli occhi accecandomi e facendomi vedere. solo tu sai darmi un passo antico. solo tu mi accarezzi i pensieri come. hai la mano posata sul mio ventre per sentire l’onda che risuona alla frequenza del tuo nome. solo tu generi il mio respiro. sai farmi andare dove non sono mai stato.

Lascia che

tienimi. e lascia che la mia testa stia sul tuo ventre così che possa ascoltare le curve che vanno dalle gambe al cuore. tienimi. e lascia che il tuo fiato mi asciughi la pelle dalla paura che tu non esista e che questa si trasformi in marea. stringimi. e lascia che i miei occhi percorrano gli arzigogoli delle orecchie, le linee degli occhi, le morbidezze della bocca e dei seni. e lì, gli occhi, si trasformino in mani e proseguano sino ai piedi, lasciando calore. prendimi coprimi afferrami. lasciami solo uno spazio dal quale poter emettere una sola parola.

Mi manca l’aria

respiro a fatica e un nodo allo sterno lo stringe. allo stomaco è uguale. cammino a testa alta e con le lenti scure anche di notte. nascondo lacrime secche. impossibili da asciugare se non con lingua calda di passione. la pelle tira e strappa. pori chiusi e arsi da un fuoco secco che crepita nelle orecchie. ho bisogno di ossigeno. ho finito le parole. non so scriv jfejhfwhf wwsbhjbedfvhebv bvjregb rebgeurabge gebrig bfbugreb abgeearbbgr

Ché poi…

qui non c’è tutto me stesso. Mancano alcune parti di me. Il quotidiano, il sesso, le incazzature. Alcune cose le salto per non annoiare con cazzeggiamenti che levati nemmeno pieni di spleen si sopporterebbero, altre per non urtare la suscettibilità di chi si trovasse a passare di qui anche solo per caso e trovarsi raccontati amplessi da quattro soldi. Altre ancora per timidezza ché porca zozza arrossisco anche solo per uno sguardo figuriamoci scrivere certe cose. Però vis a vis non sono così timido, neh. Il sindacato il lavoro la politica l’impegno sociale la scuola popolare… Ma chissene… Mi capita di annoiare me stesso… quando succede mi metto a suonare così cambio rotta… vorrei avere il dono di Hank Chinaski di prendere e cambiare aria… ma non ce l’ho… e m’incammino aspettando. Ché poi uno dice ma cosa cavolo significa e boh mica lo so esattamente. Lo capisci solo quando una modifica del tuo spazio tempo ti appare all’orizzonte senza che ne avessi avuto nemmeno il sentore. Succede proprio perché ti sei incamminato. Non serve correre né far finta di niente. Basta l’andare. Comunque, ovunque. Allungarsi verso un gancio metaforico che sollevandoci appena appena renda possibile una visione leggermente diversa del percorso, del vissuto, del desiderato, del respinto, dell’amato. Di tutto insomma. Sono un miope e presbite contemporaneamente quindi mi devo continuamente avvicinare/allontanare per mettere a fuoco.

Prendimi

Legato a niente
legato a tutto
a tutti i respiri
a tutti i pensieri
a tutte le azioni.
Attento come in una cristalleria
ad ogni movimento di ciglia.
E nonostante l’attenzione
si urta
si rompe
sempre
qualcosa.
Agilità vorrebbe
che prendessimo al volo
tutto.
Ma qualche volta tutto siamo noi.
E non riusciamo a prenderci in tempo.