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Marasma General

I ragazzi ormai sono uomini, ricordo bene quando hanno suonato la prima volta al Centro Giovani. “Quanti siete?” “Boh! Setto o otto” “Raga non so se ho abbastanza canali :)”… Io e tutti gli altri fulminati dall’energia e dalla simpatia di questo gruppo (un po’ diverso da come è adesso, ma Luca che canta e Beppe al sax ci sono sempre) .

Sono passati tredici anni, ed ogni volta che li chiamo (generalmente chiamo Luca) “Raga c’è da suonare” la risposta è sempre e solo una “Quando? Ci siamo. Anche se manca qualcuno. Per te ci siamo sempre. E pure gratis”.

Ne sono orgoglioso, ed in più mi piacciono davvero! Ma tanto!

Qui, il videoclip del singolo dell’ultimo album. Alcune scene sono prese dal concerto del 25 aprile dello scorso anno davanti al comune a SDM, vero ragazzi?.

E ci saranno anche quest’anno.

A presto Marasma!

e.

 

Vanno e vengono…

ma non vanno mai via davvero. Questo lavoro non finisce mai. Non si esaurisce. Non è un prodotto, non è una pratica. E’ fatto di persone passioni sentimenti delusioni gioie dolori balli e pianti, relazioni che si modificano nel tempo. Li incontri ragazzini e ragazzine e non li lasci più. E’ per questo che è tornato da me. Ho bisogno di parlarti, dice. Non riesco a uscirne da solo. Arriva con una mano ingessata. Lo prendo in giro, scherzo. Ancora non so. Sto andando via di testa. Se non mi calo qualcosa non riesco a passare la giornata. E se lo faccio perdo il controllo. Manca la sintesi, mi accorgo. Non si trova il limite tra il controllo ed il lasciarsi andare. Cerco di capire. E la situazione è davvero seria. E’ la difficoltà di vedersi nel tempo. Solo l’adesso conta. Questo preciso istante. E se non riesci a vederlo allora prendi a pugni i pali della luce per sentire se sei ancora vivo, per provare a fermarti. Forse il dolore, forse…

Con me, ti porto io. Ti ci accompagno e ti presento. Ci sono, stai tranquillo. Questo pezzo di strada lo fai con me, ancora e ancora e ancora. Finché ce ne sarà bisogno.

Che cos’è l’amore?

una domandina più semplice, no?!?! giulia, 15 anni, quella che odia il latino, se ne è venuta fuori con questa domandina. ed esigeva anche una risposta facile facile. ho provato a defilarmi dicendole di chiedere ai suoi o alle altre educatrici. niente da fare. tu sei il più vecchio, ha detto, e tu lo sai di sicuro. anima bella, mia giulia, pensa che l’età insegni qualcosa.

Ho preso fiato e tempo e poi…

l’amore non si definisce, CI definisce. ciò che incontriamo nella nostra vita dà una forma al nostro essere, che interagendo con tutto quello ci circonda e con tutto quello che siamo stati, siamo e saremo, aggiunge elementi intuitivi al nostro essere. è più semplice di quello sembra, dicevo a giulia. non pensare all’amore come qualcosa che si possa capire e dire, ma come l’essenziale intuizione della vita. è una luce fortissima che ti investe e dalla quale mai desidereresti proteggerti. non lo solo con il cuore e i pensieri, ma anche con il corpo, in tutte le sue manifestazioni. per questo gli esseri umani fanno l’amore, si baciano, si abbracciano, si cercano. l’amore è l’esperienza più completa e totale che gli uomini e le donne possano provare. e usiamo le orecchie, la lingua, le labbra, il sesso. tutto. e tutto ciò ci dà significato. ognuno il suo, perché la vita e il percorso all’intuizione dell’amore è diverso. quindi, cara giulia, non ho una definizione. non posso fare nemmeno esempi. posso solo dirti che ti succede qualcosa che pur non conoscendola sai riconoscerla. è il modo in cui amerai sarai tu. per questo in amore non puoi fingere. o lo sei, innamorata, o non lo sei. e quando incontrerai un’intuizione d’amore che ti avvolge e ti penetra in ogni poro e in ogni singolo elettrone e protone e ogni più piccolo elementare componente di te, allora lo saprai per certo. è amore. come sarà e come lo vivrai, lo saprai solo tu. e la persona che avrà la fortuna di ricevere la tua luce. non rinunciare mai all’amore, per nessun motivo. è come rinunciare a se stessi. quando lo troverai, stringiti alla persona che ami, uomo o donna non conta, dai te stessa. come se ne andasse della tua vita. perché è di questo che si tratta. della vita.

parlavo a lei. e le parlavo di me. e parlavo anche a te. 

Due

ecco. due giorni di lavoro in due minuti. due giorni in cui ero qui ed ero accanto a te. squinternato e un po’ schizofrenico ti parlavo di loro che disegnano, bevono, ridono. ti piace quello? e quest’altro? vieni, prendimi la mano e andiamo ché questo in fondo, anche se mi piace tanto, è solo il mio lavoro. e tu, cosa fai quando non mi guardi? cosa pensi? mi tieni stretto al seno? mi accarezzi i capelli? fermi ancora il mio tremore? ché io tremo, lo sai? e solo tu mi puoi fermare, facendomi tremare ancora di più.

Dispenser

Sono ormai vent’anni che porto sempre un preservativo nella borsa. Eh, ma che avete capito! Lo porto per lavoro. Eh, ma che avete ricapito! Perché? Vent’anni fa, uno dei miei ragazzi quindicenni aveva da poco una fidanzata un po’ più grande. Un pomeriggio mi chiama da parte e dice “stasera dormo a casa di M., mi sa che succede”. Io in certi momenti sono proprio un po’ stronxx e chiedo “cosa?”. Lui mi guarda e dice “dai che hai capito”. La smetto subito perché gli leggevo in faccia l’imbarazzo di venirmi a chiedere certe cose. “Qual è il problema? Sei agitato? Hai paura”. “No”, dice, “è che non so come si usa”. Mi viene di nuovo la tentazione di prenderlo in giro, ma soprassiedo. Capisco cosa vuol dire perché gli facciamo una testa con l’uso dei profilattici e contraccettivi… Quindi che faccio? Esco di corsa, vado in farmacia e ne compro una scatola. Gli illustro come un provetto educatore dovrebbe fare come si apre, come si srotola, l’infilaggio su un pennarello giotto maxiturbo… Pare sia andato tutto bene, non ho indagato all’epoca per non provocare ulteriore imbarazzo in lui.

Mbe? Succede che in questi giorni è già la terza volta che mi viene chiesto un preservativo. In extremis, mi dicono. Sono passati a turno tre miei ex-ragazzi, che adesso sono tra i 25 e i 30. Sanno di questa cosa, i piccoli no (è una sorpresa da Mago Gi). Dico, fanciulli andateveli a comprare. Ma è una cosa al volo, dicono tutti la stessa cosa. Stasera esco e magari… Ci sono le farmacie di turno. Alcune li vendono sciolti, insisto. Dai, non fare il braccino dicono. Insomma, a me sembra davvero strano. E in più si sono passati la voce. Beh, per farla breve, non sapendo se qualcuno di loro ha qualche allergia, ne ho presa una scatola “natural”. Al prossimo che viene gliela do tutta. Così il dispenser lo fa lui.

Leggere e Ascoltare: Danilo Dolci / Eric Satie [Gnossienne n.2]

Ciascuno cresce solo se sognato

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

Bizzarrie della vita

Si capisce dagli ultimi post che, per farla brevissima, la mia vita in questi giorni è un po così, come le mani di un rocciatore tese a tenersi attaccato a se stesso, un po’ cantando e un po’ con gli occhi scuri. Però ci sono sempre gli altri a ricordarti che esisti, che la tua vita e come sei appartengono anche a loro. Ieri mi ha chiamato il primo ragazzino quando ho cominciato a lavorare qui. Allora era un pischellino di 13 anni. Adesso ne ha 30. Mi chiama e mi dice che mi deve parlare perché sta male. Cazzo, passatemi il termine, Roby vieni subito così ne parliamo. Mentre lo aspetto mi preoccupo. Una volta lui mi ha detto che per lui ero come un secondo padre. In quel momento gli dissi che doveva assolutamente staccarsi da me sennò non sarebbe mai cresciuto. Comunque, Robertino (io lo chiamo ancora cosi’) arriva dopo 5 minuti. Io sono a Teatro perché sto preparando una serata (nella quale suono e canto anch’io insieme ad amici un medley degno di una casa di riposo). Ci sediamo in ultima fila mentre gli altri sul palco preparano tutto.

Qual è il problema, chiedo. Non so se sono innamorato della mia fidanzata, risponde. Minchia Roby, mi hai fatto spaventare. Lo prendo per le spalle e lo scuoto un po’. Ride. Ma è triste, lui è molto sensibile. Il problema per lui è che gli dispiacerebbe molto non essere più innamorato di Sara. Però ancora non lo sa. La faccio breve, tre ore a parlare, a far domande, a cercare di capire da lui, di fargli dire davvero qual era il problema che lo tormentava (una settimana senza dormire è pesante per chiunque). Mentre parlo e ascolto penso a me. Penso a quello che vorrei fare io. E dico a lui di farlo: chiamala subito, vedetevi, state insieme stanotte, parlatene, fate l’amore, non può svanire all’improvviso, l’amore. Lei capirà, ne sono certo, è una ragazza tosta, in gamba, comprensiva, sa il fatto suo… Andate via qualche giorno, magari la routine vi sta uccidendo, suggerisco. State insieme più che potete. Non può succedere niente di male.

Oggi è venuto da me senza chiamare. Io ero con i ragazzini. Ve lo posso rubare, chiede. Loro lo conoscono. Si mettono a ridere.

Allora, domando. Siamo stati insieme fino ad adesso. Tra 15 giorni andiamo via per qualche giorno, forse Firenze. Bene, gli dico. E il malessere che provavi? E’ andato via appena ci siamo abbracciati, risponde. Sorrido e lo abbraccio.

A volte succede quello che desidero.