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Misurami

il cuore, le mani, il petto.misurami le gambe e le braccia. il ventre e la schiena. misurami i pensieri e i desideri. la voglia di te. misurami le parole, le dita, la lingua. le labbra. misurami intero. peso poco. alto e magro. e allora mi chiedo “da dove viene tutto questo amore?”. Ed esiste una sola risposta: da Te.

 

strano

così mi dicono. sei strano. maddeché dico io. strano perché dicono la mia faccia non mi corrisponda. la voce si, ma la faccia no. strano. da quando ero ragazzino. sei strano forte sai? e perché? mah non so ti vesti in quel modo ma non sei aggressivo sembri estraneo e invece ascolti tutto parli poco ma quando parli parli a lungo e non è che si capisca proprio tutto. perché non ascolti, dico. e poi quella musica. ma come fai ad ascoltarla insieme alle altre? come fai a mischiare i saxon con fauré? è musica che cosa cambia? e poi adesso i saxon non li ascolto più. erano proprio un’amore adolescenziale, ma i capelli un pochino lunghi quelli si, la musica sempre. il cuore che batte, ed i passi che lo seguono ovunque voglia andare. si. e poi che ci fai sempre con un libro in mano andiamo al cinema mica in biblioteca. io me lo porto. loro vengono con me.  come il taccuino per gli appunti. ma che ci appunti? mi appunto. e non mi dimentico.  non dimentico i fanciulli e le fanciulle e i percorsi fatti insieme. gli errori e le bellezze. i giorni neri quelli grigi e quelli gialli come i girasoli. mi incantano i campi di girasole come gli osservatori astronomici ma piu’ di tutto il mare. che per me l’amore e’ come il mare impetuoso calmo gorgogliante accogliente tempestoso silenzioso accarezzante accogliente profondo limpido calmo scuro attraente fagocitante liberante navigante. da guardare e immergervicisi. io ci parlo con il mare e a volte mi risponde.

 

 

Accanto

fin dove può arrivare la pazienza? e la sofferenza?
e la gioia e il dolore? e l’amicizia e l’amore?
e l’odio e il rancore? tra un battito e l’altro del cuore?
e il furore?
scrutare l’orizzonte
per vedere il limite avanzare
all’ultimo secondo? per non
soccombere
e ricominciare?
Ma forse basta camminare
sul lato soleggiato della strada.
Con te accanto.

Blues delle cose perse

Oh baby baby, ho perso una cosa ma cosa non so, forse una casa o una foto gioiosa.
Oh baby baby, ho perso qualcosa che sapeva di rosa ma un fiore non era.
Oh baby baby, le cose che ho perso son mille e mille e so sempre come riperderle ma mai come ritrovarle.
Oh baby baby, ho perso la capacità  di tenermi le cose e le lascio andare perchè ritornino più grandi così che non le possa perdere più.

 

Tautologia lapalissiana

Io sono io. E’ evidente. O forse no. Come potrei descrivermi? Ammonticchiando particolari e significati, forse. Ma mai raggiungerei la definizione (lo diceva qualche filosofo, ma ora non ricordo e nemmeno mi importa). Potrei riempire una valigia grande come il Sud Africa di ciò che sono, ed ancora non sarei interamente io. Ci potrei mettere dentro i dischi di jazz, la musica che suono, le cose che scrivo, quelle che leggo, la vita che ho vissuto, che vivo, i desideri, i sogni, le speranze, le penne, i sassi….

E ancora non sono io. Quindi la valigia non mi serve.

Forse che sono un’intuizione, una deduzione, un induzione, un fantasma sotto il velo di Maya (eh le scuole grosse rovinano di brutto!)?

Potrei bruciare i libri che ho letto come Pepe Carvalho e sarei sempre io… e via discorrendo.

Se lo dicessi alla Marx (Karl)? Sono un uomo che vive nell’era biotecnologica, in Italia, appartenente al ceto medio-basso… Non aggiunge niente a quello che sono. Solo categorie che servono ad inquadrare piccoli pezzetti che messi insieme non sono me.

Se lo dicessi alla Marx (Groucho)? Non mi iscriverei ad un circolo che avesse me come socio (divagazione umoristica).

Io sono io.

Pixel

E a me
qui seduto
non resta che guardare
questi pixel di desiderio.
Quanta passione in 0 e 1 puo stare?
Quanto ardore?
Quanta mancanza?
E' senz'altro una voragine
quella s'apre silenziosa
nel ventre.
E resta
incolmata
a ricordare.

Porterà ogni cellula nuova a fiorire

Dove c’era un buco c’è una goccia d’acqua trasparente. Dove c’era un passo ce ne sono due. Dove c’era un cratere c’è un lago. E al posto del cielo, un’ampia visione.

Per N.

Sapeva che sarebbe successo

Febbraio annuncia la  primavera. E’ la speranza della fine del freddo e l’anelito del sole. Forse è per questo che crea visioni di calore, sentimenti di rinnovamento. E di innamoramento. E febbraio forse ti da il coraggio di osare, ché a marzo è ora d’andare. E aprile lo percorri di corsa, se non hai piedi zoppicanti. E abbracci e ingurgiti amore. Tutto quello che non hai mai avuto prima. E’ una immersione totale nelle parole e nei gesti salvifici dell’eros innamorato. E questo amore, in una qualche pausa di passi di tango, ti appare in distanza. Zoom all’indietro. E lo vedi. E ti vedi. Lo ucciderai. Anche se significherà morire per sempre. Non rinascere mai più sotto nessun’altra spoglia. Allora te ne vai, senza nemmeno prendere il cappello per raccogliere gli ultimi baci. Baci che saranno di altri.

Era tanto tempo fa. E sapeva che sarebbe successo.

 

Mai

C’è una storia che non riesco a scrivere. La mia. Non trovo parole, verbi, tempi. Niente. Un caos ripetitivo e inquietante che si muove nel corpo e lo torce. Non ci riesco proprio. Ci penso sempre e cambiano i modi di pensarla ad ogni istante. Le cose cose che ho fatto non fatto, detto non detto, i dolori che ho provato e provocato. Apparentemente in me c’è calma. Ma questo vulcano dovrà prima o poi eruttare bestemmie e carezze. In ordine sparso. Tre anni che non piango. Gli occhi si bagnano da dentro e scivola dentro un sapore salato che sento in gola. Non scalda. E’ ghiaccio tagliente. Non riesco a scrivere la storia di una vista di faraglione di capri in controluce e di un partenza su un treno triste ancor più di me. Non riesco a scrivere di parole taglienti conficcate nelle mani e nel petto, sanguinanti sempre. Di un abbraccio fermato in un fotogramma nella mia mente. Ma che non esiste più. Mai più esisterà. Perché sono stato io ad interromperlo. E’ un rimpianto? Un rimorso? Non so. Non riesco a scriverne. Non riesco a scrivere di un sorriso illuminante e di una risata buffa. Di parole rancorose e insulti d’amore. Non riesco a scriverne perché ci sono dentro, perché mi attorciglia le budella ogni santo giorno. Mi specchio e vede un altro me. Qualcun altro ha preso la mia vita. Sono stato io. E l’ha stravolta per renderla sua. Sempre io. Non riesco a scrivere del silenzio impostomi. Del fiato trattenuto. Dell’apnea continua che mi consuma la carne. Non riesco. E mai ci riuscirò.