Posts Tagged ‘ come il vento ’

Il cammino dal particolare all’universale estroflette anima e pensieri. Consente di innamorarsi e credere. Credere che non finiamo in noi stessi. Estendendoci all’intorno. Abbracciando. Tracciando significati di sensi e ragioni. Facendo esistere un noi. Superandoci restando con il proprio nome.

Io conosco lo spazio e il tempo in cui si materializza desiderio di vita. L’ora esatta e i profumi, se c’è il sole o la pioggia, la temperatura. Io conosco la consistenza delle mani, il sapore dell’aria e l’altezza delle nuvole. Conosco i suoni ed ritmi, i respiri e le parole. Sono proprio lì, dove tu appari.

Tempo. Scioglie, arabesca, ritorna, continua, rallenta, si specchia e riflette. Mai ammirato. Niente fugge e tutto resta. Dove? Adesso. Quando? Qui. Tempo divoratore. Rigenerante. Rivelatore di senso.

Camminare in spirito. Parlare con e allo spirito. Ché la carne ascolta. Musica.

Musica del c’è il nero e il grigio e il rosso e il blu. E per le strade il riflesso d’asfalto sembra danzare sotto i miei piedi. Come un passo a due tra il cielo e il chissà. E’ il viaggio ci dirà.

Musica del vento. Che mi porti dove io voglio essere. Intreccio e legame. Soffio e carezza. Tempo e passi.

Un calice di Sagrantino. E una mano che accompagna il dolore alla bocca all’uscita. Liberandomi e tenendomi. Ché fonte inesauribile di musica è. Prendi le mie mani e gli occhi. Ne sei regina, amore mio.

Suonare il tuo corpo, voglio. Che emetta quella melodia con le note dei nostri nomi. Uniti e silenziosi e ansimanti. E nella luce che dalla finestra filtra intravedere le tue labbra nominarmi e darmi vita. E riposarti accanto, ché il mio calore riscaldi la tua pelle. Mia.

Musica dei giorni – Come andare in bicletta

è sognare. sognare per vivere e viversi. rendere materiale il desiderio. vederlo profilarsi all’orizzonte. per quanto lontano e apparentemente impossibile, lo si raggiungerà. solo chi non sogna non lo raggiungerà mai. e potrà darsi mille giustificazioni. colpito al cuore all’inguine e nei pensieri, caduto una volta, una volta cadrò. e continuo a sognare e a camminare. io so. è così. non  c’è fatica. ché le fatiche sono altre e ne conosco a tonnellate.

per sempre mi ricorderò della mossa del cavallo di 1984. anche sotto tortura mi ricorderò il senso. il mio. di quello che voglio dare ai giorni che ancora ho.

Giorno di musica

ieri. fino alle 4 di questa mattina. vedere ragazzi e ragazze uomini e donne carichi di adrenalina. il proprio lavoro che diventa energia dopo un anno. si concretizza sotto gli occhi di tutti. dire sei stato/a brava, vederli letteralmente saltare di gioia e sull’onda dell’entusiasmo trovarsi già a parlare del concerto dell’anno prossimo. nonostante la pioggia, la tensione, la fatica.

e nel mentre sentire un buco accanto. percepire il respiro di una mancanza. mi guardo intorno, mentre tutti si salutano ché ci si rivede a settembre, ché si parla degli accordi sbagliati, dei brani venuti bene, dell’umidità che scorda le chitarre, dei cavi che hanno tenuto. seduto su un gradino mentre intorno è casino puro e non sentire niente. tutto è lontano. solo tu sei vicina. tanto vicina che muovo le braccia per abbracciarti.

ancora un altro giorno. ancora un passo alla volta. una cosa alla volta. ancora e sempre tra le tue mani.