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Finché hai una musica da suonare…

Mi fermo sempre ad ascoltare i musicisti di strada. Ed oggi ho incontrato lui. Sono rimasto ad ascoltarlo per un bel po’. Due ciacchiere. Posso riprenderti? Prego fai pure, grazie mi dice. Ed io ringrazio lui, materialmente e con lo spirito. Finché abbiamo una musica da suonare il tempo siamo noi.

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Sette note

con gli accidenti diventano dodici. le combinazioni sono pressoché infinite, mescolando ritmi e tempi, altezze e colori del suono. quasi come l’amore. quante parole si possono usare parlando e scrivendo per descriverlo, mentre è sufficiente una carezza o ancor meno uno sguardo o ancor meno un’odore per manifestarlo. l’amore è silenzioso per natura. non avrebbe nemmeno bisogno di occhi. ma di contatto. quando senti la sua mano sulla tua pelle, la lingua sulla tua lingua, il sesso nel sesso, improvvisamente percepisci in un unico istante l”immensità di quel miracolo. le combinazioni dell’amore sono pressoché infinite, come quelle delle note. ma ne esiste una sola che ti illumina e ti rende tutto improvvisamente più chiaro. così chiaro e definitivo che ti chiede come hai potuto vivere senza fino a quel momento.

un pensiero così semplice e disarmante come un giro di do maggiore.

Noi

avevamo le nuvole come copricapo, anche se non ne avevamo bisogno ché il profumo dei tuoi capelli io adoro, e odore di pioggia intorno. una salita fisica e metaforica. fermarsi a respirare e respirarsi tra le labbra. con abbraccio che voleva inglobare. avevamo ciottoli come scarpe. attenzione ai tacchi. tanto ti tengo. al peggio cadiamo in due. ma non cadiamo. ti prendo la mano. ancheggio contro te io che non ho niente di seduttivo. a posto i capelli? e sorrido. amo il tuo odore. il tuo respiro e il tuo modo di guardare. avevamo tra le mani il paesaggio. ed io guardavo te. abbiamo visto il percorso del sole. indicato con i piedi le fermate del tempo. io sono qui, in fondo. alla fine dell’analemma.  ma  l’analemma non ha fine. è un viaggio. ed io che ero aspettatore, in un punto universale al cui centro ci sei tu, ti vengo a cercare. ad occhi chiusi.

Mi sei

tra il cuore e gli occhi. così che possa accarezzarti e guardarti sempre.  una presenza. ed una mano sempre pronta. e labbra dischiuse per accogliere la tua lingua. e pensieri e voce per svolgere il dialogo della vita. sei la luce che voglio vedere, la notte che voglio sognare, l’amore che sento. ho quello che sono. ed è tuo.

Chagall

Pieno di te

queste ore seguiranno, come le altre. i passi lasciano orme nella tua direzione. ondeggio come ciondolo – che bello esserlo! – tra la tua gola e il cuore. su linee curve e morbide. al tuo stesso ritmo. lingua e capezzolo si raccontano i nostri odori, sapori, pensieri, desideri. che hanno i nostri nomi. giunti, sia come uniti che come pervenuti uno all’altro. dove ci sei tu c’è luce. quella luce necessaria alla vita. perché la luce sei tu.

La foto è di Hakukamizaki

Il suono della passione

è la tua bocca che geme di piacere. è il tuo corpo che vibra al tocco di lingua, strumento musicale che adoro suonare. è una scala cromatica che di semitono in semitono arriva all’acme articolando il tuo nome. è un soffio sulla pelle e la vibrazione che i brividi impongono alle mani e alle gambe. è la tua voce che urla il mio nome. nella testa e nel ventre.

 

Ascoltami

mentre ti parlo di te. di quello che mi dai. delle sfumature di cui mi colori e delle tue mani che si muovono tra i miei pensieri. guardami mentre ti faccio l’amore inventando un’ossigeno di carne. senti il sapore della mia lingua che ti percorre a memoria, ché su di essa sei impressa. tienimi le gambe unite alle tue. che un passo tuo sia il mio, ché si possa stare così vicini da essere uno. ancora uguali. ancora diversi. riconoscendoci ad ogni respiro.

Cosa

ho qui, tra le mani? un libro. che non ho finito di leggere. e non lo finirò. lo sai. è stato tra le tue mani. ne annuso le pagine. dove lo hai appoggiato? te lo sei messo sul cuore? lo hai steso sulle gambe per aver le mani libere e bere un bicchiere d’acqua? vi cerco le tue impronte. me lo passo sulla faccia. ci imprimo gli occhi. lì si son posati i tuoi. quindi i tuoi e i miei adesso si stanno guardando in un’altra sfera temporale. un tu ed io un po’ sfasato. ma pur sempre tu ed io. cerco briciole. magari mangiavi un biscotto mentre leggevi. me ne ciberò. e quando il sonno mi sta prendendo a lui do la buonanotte. così che ti arrivi. in questa dimensione. buonanotte mioamore.

Segni

ho lasciato il segno del mio amore su un tavolino nero. riconosciuto come tale immediatamente da un signore. nero. è il nero il colore che ho negli occhi. ma non un nero di tristezza. un nero come fosse rosso. ho trasudato amore come un miracolato di eros. ed è ancora così. è  così. è così. ho visto in un riflesso ciò che è vero. vero è bello. ho visto il segno anche in una poltrona con un disegno di 40 anni fa. che ci si può addormentare. ma non mi addormenterei. riposare, leggere, far l’amore. ma non addormentarsi. ho il segno sulla pelle. sulle mani che mi porto alla bocca. come una seconda nascita.

Colori

Cerco la capacità  di mettere i colori che desidero su tutte le cose. Non per nascondere ma per ridare significato. Nel senso di rielaborare. Questo possiamo fare: rielaborare tutto ciò che ci circonda. Prenderlo per quello che è, ma mettendoci i colori che preferiamo. Tutti, ma proprio tutti. Comprese le sfumature.