Posts Tagged ‘ cieli liberi ’

Alla conta dei desideri, uno sopra tutti. E abbastanza spazio tra le mani ed il petto per tenerlo a sé. E dentro. Coltivandolo come ragione di vita. Per sostenere il proprio sguardo in ogni momento. Senza esitazione. Immune alle lancette, alle delusioni, alle mancanze. Assoluto.

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Il cammino dal particolare all’universale estroflette anima e pensieri. Consente di innamorarsi e credere. Credere che non finiamo in noi stessi. Estendendoci all’intorno. Abbracciando. Tracciando significati di sensi e ragioni. Facendo esistere un noi. Superandoci restando con il proprio nome.

A volte è necessario che la musica abbia il ritmo del corpo, oltre la melodia e l’armonia. Come battere le mani a tempo, come battere le mani per amore offrendo carezze.

Baciando il cielo arriverei a te. Guardi per aria? In attesa di me? Guardati dentro, in quell’angolo tra il senso e l’inguine, attraversando l’ombelico, ci sono le mie parole. E le mie mani.

Immagini che rendono soli

quelle impresse negli occhi. quelle di passi. di desiderio. di lingua contro lingua. accarezzare la malinconia per arrotondarle gli spigoli acuminati. parole. sostituibili da bocca affamata e carne bruciante. il silenzio dei corpi. immagini che rendono soli e amplificano la mancanza. chiudo gli occhi e aspetto che le tue labbra mi portino via. mangiando il tempo e il desiderio di te.

Quella costellazione

che non so ancora nominare, ma che anche di giorno mi sostiene nella navigazione, brilla. le più luminose intorno. ed una intermittente al centro. non mi intendo di stelle, a fatica concepisco lo scorrere dei giorni. ma il segno che lascia la sua luminosità sulla mia pelle rende l’intenzione viva. quell’intenzione di avere su di sé il senso del mondo attraverso la vicinanza e la compenetrazione. il sentirsi e far sentire l’unicità reciproca. attraverso il silenzio o il porgere una frase semplice e banale ma totale “ti penso”. così succede che mentre sei circondato da parole e pacche sulla spalla ti estranei. il tuo corpo e lì, parla reagisce all’intorno e produce senso. ma tu, tu sei proiettato in un altro universo: quello dove una costellazione luminosa ai bordi e intermittente al centro sillaba il suo nome in un codice conosciuto solo a te, quello che nella carne incide il suo nome. cancellando la distanza e scrivendo la parola…

Musica della notte – Voglio

che tu mi resti sugli occhi e nella carne. che tu sia circondata dal mio odore. voglio fare uno scherzo al tempo infilandolo di sorpresa e correndoti incontro come il vento. voglio essere i tuoi capelli e stare sulla tua lingua. mi pronuncerai in silenzio trattenendomi come un bel cielo. voglio essere un declivio dolce ed una salita su un panorama mozzafiato. ti renderò il respiro facile diventando aria. affidandomi alle tue mani perché tu mi possa bere.

Non ho casa se non ci sei tu

esiste un luogo nel fluire del tempo in cui io esisto. dove vivo cammino amo respiro. dove sento il fluire del flusso e mi lascio andare con la consapevolezza e la certezza che nulla di male mi potrà accadere. quello è il luogo dove mi tieni tra le mani, mi annusi il collo, mi spettini, mi parli seria e ti ascolto altrettanto serio, mi doni la lingua e la pelle. è come essere a casa. e può essere in qualsiasi posto. materiale e immateriale allo stesso tempo. non è fatta di mura ma del tuo odore e della tua voce, del tuo tocco e del tuo sguardo. è una casa talmente bella che vorrei fartene dono. scusa, dimenticavo, la mia casa sei tu. come potrei regalarti a te stessa? se lo fossi io per te, allora mi ti donerei. abitami. e vivi in me.

Libertà

è una pratica, non un concetto astratto. da praticare in due direzioni, liberi e liberanti, sennò non funziona. sennò si rischia di restare prigionieri di un concetto sterile.

sono stato alla celebrazione di quartiere, il ricordo dei partigiani caduti durante la guerra e di quelli che ho conosciuto da ragazzo. il mio quartiere era operaio. fino al 1980 c’era un’acciaieria nella quale lavoravano tutti, ma proprio tutti. li conoscevo tutti i vecchi partigiani. mi parlavano in milanese, a me che sono milanese solo di nascita. mi raccontavano. ma come hai fatto sergio, non avevi paura, chiedevo. ghe n’avevi pu se a fa nient, rispondeva (ne avevo di più a non far niente). in questa frase per la prima volta avevo intravisto la pratica della libertà. nelle parole di un operaio dell’altoforno che a 20 anni aveva deciso di praticarla.

la pratica della libertà è quotidiana. lo si deve fare tutti i giorni, in tutte le cose che viviamo e pensiamo. soprattutto in amore. e spesso coincide con il sognare un tempo e uno spazio in cui la libertà coincide con l’amore stesso. nell’attesa e nella fiducia, adoperandosi e amando. sempre più.

Chagall - La passeggiata

Lacrime

e non c’è niente di male. un uomo della mia età! diamine! così serio! a volte anche noiosamente serioso! con la voce bassa! i movimenti lenti! ma non ti vergogni! no che non mi vergogno. in qualche modo dovranno pur trasformarsi queste carezze e baci non dati. prendimi cielo e portami lì.