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Tu sei tempesta ed io nuoto malissimo. Tienimi a galla e respirami in bocca.

Avrei potuto mettere la “Tempesta di Mare” di Vivaldi. Ma ho voglia di tenerezza e carezze.

Si?

Parole e pensieri restano appesi alle labbra. Agganciati alla bocca a forma di “o”. Come un orlo senza precipizio. Saprebbero la direzione. Ma il percorso? E’ una questione di spazio. E il desiderio si rende materia.

Sono miope ma non metto gli occhiali

E’ così. Bravo ciula, mi vien da dire. Che poi quando vado in giro mi devo avvicinare agli angoli delle strade per leggere i nomi delle vie, perché anche strizzando gli occhi, nisba. E quando sono al computer il naso annusa il monitor. E vedo sempre poco luminoso, leggerissimamente offuscato. Ma va’ che ce li ho gli occhiali, e anche griffati. Uè mica noccioline. E’ che un po’ mi piace pensare che quello che vedo in realta davanti a me è sicuramente migliore di quello che vedo. Non ho le fette di salame sugli occhi. E’ che mi piace strizzare l’occhio alle situazioni, giocarci un po’ anche quando non mi piacciono, vedere, e proprio il caso di dire, se poi quando metto gli occhiali tutto è più bello. Si dice anche che io stia bene con gli occhiali: da brutto divento meno brutto, non che si possa fare molta strada. Ma non basta. Mi sono accorto di essere miope cercando di vedere l’ora sulla sveglia a casa del nonno, quella con la gallina che becca ogni secondo. Non vedevo la gallina, pensavo si fosse stufata e se ne fosse andata. E poi ho pensato che in fondo questa miopia non è così grave. Comunque ci vedo. Come nelle foto ritoccate con l’aura e con gli sbrilluccicamenti, tipo quelle che vedi nelle vetrine dei fotografi. Ecco, cammino per il mondo con l’aura intorno.

Nel profondo

Pablo Neruda

LXIX

Forse non essere è esser senza che tu sia,
senza che tu vada tagliando il mezzogiorno
come un fiore azzurro, senza che tu cammini
più tardi per la nebbia e i mattoni,

senza quella luce che tu rechi in mano
che forse altri non vedran dorata,
che forse nessuno seppe che cresceva
come l’origine rossa della rosa,

senza che tu sia, infine, senza che venissi
brusca, eccitante, a conoscer la mia vita,
raffica di roseto, frumento del vento,

ed allora sono perché tu sei,
ed allora sei, sono e siamo,
e per amore sarò, sarai, saremo.

 

Tristezza, per favore vai via