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Musica dei giorni, ché come una rosa improvvisa mi rendi il tuo odore. E me ne avvolgo. Senza non è reale. Tutto converge. Tutto si immerge. E tu ed io in mezzo. Reali come l’universo.

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Da quanti passi è composto un cammino?

si potrebbe dire da infiniti. e come quella famosa frase dire che comunque inizia, il cammino, sempre con il primo passo. mah, non è che ne sia proprio convinto. di passi ne facciamo a iosa, in quantità industriali anche stando fermi, anche quando giriamo a vuoto, e non è che possiamo definirli cammino. intendo quello di cui ci si prende cura, di cui si aggiusta la direzione e la rotta. quello che ci prende il cuore e la mente. quello che si accarezza e per quanto lungo non ci stanca mai. che ci fa riposare negli abbracci e sorridere sulle labbra altrui, delle persone che amiamo. o proprio di quella. di quanti passi è composto il cammino, allora? mi viene da dire tutti. ma proprio tutti quelli che siamo capaci di fare. di pensare. di immaginare. di realizzare e costruire. non sono solo passi di gambe e piedi, ma anche di mani, di sorrisi e sguardi e di abbracci e coinvolgimento. e soprattutto di intenzionalità. senza questa, non si va da nessuna parte. ma si resta a rimirarsi il proprio ombelico. il primo passo è l’intenzione, poi tutto viene semplice, non facile. ma semplice. come respirare. e amare.

Musica del giorno – Niente

qui, tra le mani. solo aria. e me. cos’è che ci fa svegliare un mattino e sentirci malinconici? così. dal sonno alla veglia. una sensazione che entra negli occhi passando dalla pelle. un futuro che non c’è? un presente che chissà? un sogno dimenticato? un abbraccio sospeso? è un elenco interminabile di possibilità. e tutto sembra scorrere. un fluire di possibilità. ed una che risalterà. questo viaggio non ha fine. se in un abbraccio di fiducia. totale. prendere ed esseri presi. veri. fino in fondo alla gola dove nascono i suoni udibili. ché quelli dell’anima sono fatti per orecchie fini e cuori leggeri. legge di compensazione: ascoltare il proprio silenzio e saltare nella cascata del dentro. dove c’era luce c’è un passo di sghimbescio. avanti e di lato. e mani sugli occhi, le mie.

I miei occhi

percorrere le note strade. nella testa pensieri di un convegno. suggestioni di lavoro. sentire il solito suono dei passi per le strade di brera. vedere gli angoli e i palazzi. non manca niente. tutto è al proprio posto. mi fermo qualche minuto nel cortile della pinacoteca per sincerarmi che siano ancora i miei luoghi. che quella luce che vedo è davvero nuova e non un abbaglio. ed anche se la luce abbacina mi sfilo gli occhiali e guardo la statua al centro. è proprio lei. e sento l’odore della mia città. un misto di smog e tiglio. ma qui le macchine sono poche e il tiglio prevale. passeggio ritornando e mi sento a casa. tempo fa, per queste stesse strade sentivo che mancava qualcosa. mi aspettavo sempre di veder spuntare qualcuno da ogni angolo. oggi no. perché quel qualcuno che aspettavo di incontrare ero io. ma ancora non lo sapevo. condivido le impressioni del convegno al telefono. mentre cammino. è tutto vero. e rubo le parole a franzen ogni cosa è illuminata.

io cerco sogno cammino a volte strattono. altre saltello o zoppico. qualche volta corro. tornerà a piovere, lo so. prima o poi. ma oggi mi godo il sole. che è notorio, bacia i brutti, ché i belli… anche i proverbi… non mi sono nemmeno arrabbiato per una insalata di pollo da 20 euro in un caffé. potevo immaginarlo, mangiando in quella zona. e quando mi è arrivato il conto ho sorriso. tutto normale. ma la prossima volta cambio zona 🙂

una cosa manca, però. è la condivisione di pelle e anima. verrà il tempo. verrà. io sono pronto.

L’immagine del cammino

è un percorso di corpi e sensi e ragionamenti. volute di sentimenti che si incrociano senza mai affievolirsi. passi di pensieri ritmicamente a tempo. l’immagine del cammino è la tua mano sulla mia. una schiena da riscaldare. il tuo cuore da cullare. non c’è mistero più grande di ciò che ci si appalesa agli occhi e alla mente in tutta la sua naturalezza e potenza. sei tu il mio cammino.

Marc Chagall

Bereshit

è la prima parola dell’antico testamento. significa “all’inizio”  “in principio”. la sua posizione in quel punto ha il significato di farci comprendere che non siamo l’inizio né la fine di alcunché.  siamo in un corso, più o meno tortuoso e più o meno ricco di salite e discese, pendii e aggrovigliamenti. ma nel durante. a lungo ne ho discusso con l’amico cece tanti anni fa. lui era convinto di questo. talmente convinto che ne aveva fatto il senso della sua esistenza facendosi prete per essere nel mezzo, come diceva. ma che però, quando giunse alla fine della sua vita, non gli evitò di cadere in depressione. caro cece, mi manchi.

io pensavo e penso che noi però abbiamo dei punti di partenza. siamo dei punti di partenza. e ne scegliamo in continuazione. in ogni momento. per quello che diciamo e facciamo e per le scelte che operiamo. non interrompiamo niente, siamo un continuo flusso di creazione.

se tento di individuare un momento in cui abbiamo dato inizio a noi, miotesoro, non riesco ad inviduarlo. ma, come dici tu, partiamo da qui. da noi.

Come fai

ad essere così?

comprendo il mistero senza velo