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Accanto

fin dove può arrivare la pazienza? e la sofferenza?
e la gioia e il dolore? e l’amicizia e l’amore?
e l’odio e il rancore? tra un battito e l’altro del cuore?
e il furore?
scrutare l’orizzonte
per vedere il limite avanzare
all’ultimo secondo? per non
soccombere
e ricominciare?
Ma forse basta camminare
sul lato soleggiato della strada.
Con te accanto.

Quadrivio

Lui pensava che a quel punto sarebbe stato davvero difficile imboccare quella giusta. Seduto in mezzo ad un quadrivio si arrovellava, adducendo motivazioni a volte plausibili e a volte no, su ognuna delle strade che avrebbe potuto percorrere. Quella in direzione nord, pensava, l’avrebbe portato verso il freddo e le montagne. E lui non era attrezzato, non aveva con sé nemmeno un giaccone, anche se sempre vestito di nero non avrebbe potuto reggere al gelo. E comunque aveva come l’impressione che scegliendola si sarebbe allontanato dalla meta. Quella in direzione est, si diceva, l’avrebbe condotto a vedere dove nascono tutte le albe del mondo, tutti gli inizi di ciascuno di noi. Idea interessante. Ma lui aveva la convinzione di aver appena intravisto il proprio inizio e che, andando da quella parte, sarebbe tornato indietro. Tornare indietro mai! si disse convinto. Quella in direzione ovest, pensava, gli avrebbe fatto vedere il futuro. Ma che senso ha, si chiese, sapere il proprio futuro senza averlo vissuto. Il bello del tempo è che lo si vive. A volte si attende, altre si accelera, altre ancora si resta immobili. Ma si può scegliere. Conoscendo già  il proprio futuro, avrebbe perso per sempre il potere di scegliere. Quella in direzione sud lo attirava molto: il mare, il sole, il caldo, i cieli azzurri e infiniti che aveva sempre sognato. Avrebbe potuto fare il pescatore e vivere dei pesci che avrebbe pescato, oppure il marinaio tra gomene e sartie, che nemmeno sapeva cosa fossero ma gli piacevano le parole. O avrebbe anche potuto restare seduto al sole a bearsi della luce e della calma del mare, del suono della risacca. Avrebbe potuto scoprire un’isola tutta sua e l’avrebbe chiamata Altro, l’isola tra cielo e terra. Si stava sempre più convincendo che quella sarebbe dovuta essere la strada da percorrere. Si alzò, raccolse il suo saxofono e fece per incamminarsi verso sud, quando vide proprio dove lui era stato seduto un cartello che non aveva notato prima. Recava la scritta “Quattro Strade – Abitanti 1+. 1+ che cosa, si chiese. E quindi, senza indugio, prese la sua decisione, essendosi accorto di essere esattamente nel luogo in cui voleva essere. Dove tutto era vero contemporaneamente, dove i suoi desideri si avveravano. Estrasse il suo sax dalla custodia e si mise a suonare i suoni che le quattro strade gli portavano. E mentre sul cartello la scritta si trasformava in “Quattro Strade – Abitanti 1+1”, la vide arrivare.

Sogni?

Per la miseria che pioggia… e sono anche in ritardo, pensava. Mi tocca correre, mi bagnerò tutto… ma ormai… L’uomo arrivò all’incrocio guardò da ambo i lati e fece uno scatto sulle strisce pedonali, che scivolose di pioggia non ebbero alcuna pietà  per il suo ritardo e si ritrovò sdraiato per terra dolorante senza riuscire ad alzarsi… E poi una brusca frenata ad un centimetro dal suo naso. Dalla macchina scese una donna con i capelli rossi e le calze nere che lo guardava con un’espressione terrorizzata. Ma tu sei me nei miei sogni, urlò lei. Anche tu nei miei, pensò lui prima di svenire.

Sai

E’ che cammino, sai. Molto. Cammino dalla mattina alla sera. Non sono mai stato un pigro cittadino macchinato fumante dal finestrino. E si! E’ che mi sono iscritto in una palestra non molto trendy, ma è nella parte vecchia della città . Sai che passeggiate per arrivarci, attraversando i viali e guardando le vetrine dei negozi che non c’è nessuno che ci compra. Ancora i rigattieri, figurati! E’ che cammino. Anche se a volte vorrei fermarmi su una panchina a fumare e leggere gli alberi. Ma ci sto attento sai, sennò mi distraggo come al solito e poi chi ci arriva dove devo andare! E’ che a volte non me lo ricordo dove devo andare, ma se mi vedessi! Oh, se mi vedessi adesso! Con le mia stan smith bianche bordate verdi, la polo blu e i jeans strappati. Oh, se mi vedessi adesso in questa palestra che hanno solo i pesi, come a scuola. E c’è anche il quadro svedese. Però quello no, che a passare tra i quadrati mi viene male solo a pensarci. Un po’ di pesi, tutto qui. Che non c’è nemmeno la doccia, e me ne torno tutto sudato a casa. Che anche se adesso ho un po’ di rughe sono ancora magro, con un po’ di capelli bianchi è vero, ma insomma non sono uno splendido quarantenne ma nemmeno una schifezza. Oh, se mi vedessi adesso! Girati! Ora! Tutti i giorni lì, allo stesso angolo, nella stessa posizione di spalle… Ora!

Allegro con Fuoco

 

Non si va nel Nuovo Mondo. Ci si è.

 

Tra libri e fiori

In questo giardino, tra libri e fiori (e non c’è differenza alcuna) ho lasciato un soffio gentile.  Chi passa si volta. Credendo ad  un vento. Che vento non è. In questo giardino, che ha una chiesa a guardiano ed un dirimpettaio importante, ho lasciato un’orma. Per poter ritornare. Per trovare senza cercare. Un mano svelante. Una linea di sole che elimina ombre. In questo giardino, senza alcun infigimento, ho parlato parole. In mente, certo. Eppure ascoltato


In questo giardino ritorno. Ogni giorno. A cercare.

Il senso ce l’ho. E ho imparato. A restare.

 

 

Sapeva che sarebbe successo

Febbraio annuncia la  primavera. E’ la speranza della fine del freddo e l’anelito del sole. Forse è per questo che crea visioni di calore, sentimenti di rinnovamento. E di innamoramento. E febbraio forse ti da il coraggio di osare, ché a marzo è ora d’andare. E aprile lo percorri di corsa, se non hai piedi zoppicanti. E abbracci e ingurgiti amore. Tutto quello che non hai mai avuto prima. E’ una immersione totale nelle parole e nei gesti salvifici dell’eros innamorato. E questo amore, in una qualche pausa di passi di tango, ti appare in distanza. Zoom all’indietro. E lo vedi. E ti vedi. Lo ucciderai. Anche se significherà morire per sempre. Non rinascere mai più sotto nessun’altra spoglia. Allora te ne vai, senza nemmeno prendere il cappello per raccogliere gli ultimi baci. Baci che saranno di altri.

Era tanto tempo fa. E sapeva che sarebbe successo.

 

Facciamo che ho dormito

Mi sono addormentato nel 1976. Sindaco di Milano era Aldo Aniasi, il sindaco che voleva smilitarizzare la polizia (cosa avvenuta dopo, con gran soddisfazione di tutti) in pieno periodo anni di piombo. Nella Milano delle fabbriche. Ancora non c’era la Milanodabere, i fighetti yuppies, i rampanti e l’economicismo spinto. San Babila, per quelli come me, era off-limits, a mano di non volersi prendere un cazzotto sul naso come minimo. C’era la nebbia in centro (adesso nemmeno in periferia, avevamo solo quella, come dicono a Napoli, adesso nemmeno). C’erano grane, come sempre, ma c’era anche chi sapeva affrontarle. Morivano giudici, giornalisti, ragazzi e ragazze e poliziotti. Saltavano per aria piazze e banche. Ma la città era comunque viva. Nonostante tutto. Era viva. La gente andava in piazza. In fabbrica si parlava. Lo statuto dei lavoratori era nuovo di zecca. Gli studenti si confrontavano.

Mi sveglio nel 2011. Cazzo che botta! Milano è una schifezza. La nebbia non c’è, anche perché a maggio è difficile. Ma non c’è gente in giro. Non esistono quasi più i negozi, solo super-iper-mega. Le fabbriche! Minchia c’era un’acciaieria nel mio quartiere. Adesso case. Case. Case. Case. Senza negozi. E’ un luogo di transito, Milano. Da un luogo all’altro. Non esiste. Il Sindaco è una donna. Figo, penso. Finalmente la parità. Poi la sento parlare. Mi cascano i maroni. C’è qualcuno che dice ce l’ha duro. Penso parli di sesso. Invece parla di politica. Minchia che strage. Negli anni ’70 si diceva che la pornografia serviva a rincoglionire le masse. Adesso la politica lo fa direttamente. Vedo però ancora qualche faccia conosciuta, molto anziana, quell’attore scrittore. Dicono abbia vinto il Nobel! Minchia di nuovo, me lo sono perso. Partigiani non ce n’è quasi più. C’è un giornalista torinese. Sembra l’unico rimasto.

Macchine a gogo. Mi sono addormentato con l’austerity e Tony Santagata che cantava. Mi facevo la Statale Paullese sui pattini. Adesso è a 4 corsie.

El dom l’è dumà al so post. Per fortuna. Quello resta. E c’è gente di tutti i colori in giro, decine di lingue sugli autobus. Le vecchiette si tengono strette le borsette. Ma questo lo facevano anche prima.

E’ periodo di elezioni. C’è da scegliere tra una signora dell’alta borghesia milanese e un avvocato che si è sempre occupato della difesa dei deboli. Penso: non c’è storia! Milano è sempre stata socialista! Mi dicono che no, non è così. Negli ultimi vent’anni hanno governato quelli che fanno la politica pornografica. E prima? chiedo. E’ passato qualcuno con una X nel cognome ed è successo un casino. Ah be’, dico.

Ma adesso non c’è storia, immagino. C’è davvero uno che è stato nella sua vita dalla parte dei deboli. E Milano non può sbagliare! O no?

Prima-Vera?

E per tutte le altre guerre

MEDIO ORIENTE
1. Iraq 140.000 morti dal 2003 (+4.000)
2. Israele-Palestina 7.100 morti dal 2000 (+100)
3. Turchia (Kurdistan) 45.000 morti dal 1984
4. Yemen (Sciiti) 16.000 morti dal 2004
5. Yemen (Tribali) 300 morti dal 2010
6. Yemen (Secessionisti) 200 dal 2009

ASIA
7. Afghanistan 61.000 morti dal 2001 (+10.000)
8. Pakistan (Pashtunistan) 31.000 dal 2004 (+5.000)
9. Pakistan (Balucistan) 1.800 morti dal 2004 (+350)
10. India (Kashmir) 68.000 morti dal 1989 (+400)
11. India (Assam) 52.000 morti dal 1979 (+300)
12. India (Naxaliti) 13.000 morti dal 1980 (+1.200)
13. Birmania (Karen) 30.000 morti dal 1988
14. Thailandia-Cambogia 20 morti dal 2008
15. Thailandia (Pattani) 4.200 morti dal 2004 (+700)
16. Filippine (Npa) 41.000 morti dal 1969 (+350)
17. Filippine (Mindanao) 71.000 morti dal 1984
18. Coree  200 morti dal 1953 (+50)

AFRICA
19. Somalia 10.500 morti dal 2006 (+3.000)
20. Etiopia (Ogaden) 4.000 morti dal 1994
21. R.D.Congo (Kivu) 6.000 morti dal 2004
22. Uganda 100.000 morti dal 1987
23. Sudan (Darfur) 300.000 morti dal 2003
24. Sudan (Sud)  400 morti dal 2011
25. Rep.Centrafricana 2.000 morti dal 2003
26. Ciad  2.000 morti dal 2005
27. Nigeria (Delta) 15.000 morti dal 1994
28. Algeria 200.000 morti dal 1992
EUROPA
29. Russia (Nord Caucaso) 50 mila morti dal 1999 (+1.000)

AMERICA LATINA
30. Colombia 300.250 morti dal 1964
31. Messico (Narcos)  32.000 morti dal 2006 (+12.500)

NB:  La differenza delle cifre rispetto all’anno scorso registra sia incrementi (indicati tra parentesi) che ricalcoli delle vittime totali fatti sulla base di nuove e più attendibili informazioni.

Fonte PeaceReporter

Quando?

Ci sono volte in cui non fai altro che aspettare un quando. Un quando qualsiasi ma che sia segnale di un “altroquando” propulsivo. Proprio di passaggio da uno stato all’altro dell’esistenza o, più timidamente, del quotidiano. E questo quando ha sempre dei colori nuovi. Non riesci a riconoscerlo nemmeno dal suono. E’ sempre diverso. E’ come un marciapiede non visto, che ti fa quasi scivolare, ma ti rimetti subito dritto felice di non essere caduto ed anzi più baldanzoso. E’ un altroquando  con altri profumi, magari gli stessi, forse solo di differente intensità. La cosa che di più ti colpisce di un nuovo quando è il respiro. Il modo in cui respiri è completamento diverso, sembra più ossigenato, le idee più chiare, più vigore nel corpo. E’ un quando che non sai quando. Però.