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Di cosa è fatto l’amore? Poeti filososi giullari romanzieri tutti hanno provato. Tutti ci proviamo. Io non ho risposte. So cosa è per me: ascolto e accoglienza. Comprensione. Qualcosa che va oltre il sé. Qualcosa che sposta il confine del sé. Prima di tutto, prima di essere all’interno di una collettività, di essere poleis, di essere musicista, uomo, educatore. Prima di tutto io sono il mio modo di amare. Io sono me. E lo scopro ogni giorno.

Il cammino dal particolare all’universale estroflette anima e pensieri. Consente di innamorarsi e credere. Credere che non finiamo in noi stessi. Estendendoci all’intorno. Abbracciando. Tracciando significati di sensi e ragioni. Facendo esistere un noi. Superandoci restando con il proprio nome.

Disumano fare senza realizzare. La pioggia che non irrora e l’anima che si scolora. Sole che disillumina e passo che non cammina. Amare senza toccare. Pelle senza confine.

Non tutti i cammini sono uguali. Perché ce n’è più d’uno. Si intersecano a volte, si sovrappongono e aggrovigliano e poi si srotolano. Hanno suoni i cammini, compresi quelli silenziosi. Hanno mani e bocche, orecchie, pensieri. Parole. I cammini li incontriamo e li percorriamo affiancandoci. Le donne e gli uomini che incontriamo. E di cui, modificando vicendevolmente il passo, ci innamoriamo.

E’ il suono che ci unisce. Quello delle mani che sfiorano la pelle, delle labbra che si cercano. Le vibrazioni e le onde sonore generate dal passo noto, dal battito del cuore, dal vento che ci passa tra i capelli. Dai vestiti che cadono.

Io conosco lo spazio e il tempo in cui si materializza desiderio di vita. L’ora esatta e i profumi, se c’è il sole o la pioggia, la temperatura. Io conosco la consistenza delle mani, il sapore dell’aria e l’altezza delle nuvole. Conosco i suoni ed ritmi, i respiri e le parole. Sono proprio lì, dove tu appari.

Una circonferenza congiunge il per sempre ed il mai più. Lo stesso andamento sinuoso. Il medesimo pulsare. La stessa apparente immobilità. La stessa faccia della stessa medaglia. Finché la circonferenza sdraiandosi e abbracciandosi diventa infinito.

Dell’Amore e della Vita

…“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie”

E’ una parte della lettera d’amore che André Gorz scrive alla moglie Dorine. Consiglio a tutti di leggerla. Infonde il senso del tutto. Dell’amore, della vita e anche della morte. L’insieme dei sentimenti, dello spazio, dei suoni, del calore, della vitalità, dei pensieri, di tutto ciò che ci rende umani.

Con lei non ho nessuna possibilità” pensò André quando vide Dorine per la prima volta. Infatti Dorine era “bella come un sogno”. Scrive infatti: “Avevi una folta capigliatura rossobruna, la pelle madreperlacea e la voce acuta delle inglesi”. Invece sarà ricambiato e da quel momento, per 58 anni, non si lasceranno più.

Finché hai una musica da suonare…

Mi fermo sempre ad ascoltare i musicisti di strada. Ed oggi ho incontrato lui. Sono rimasto ad ascoltarlo per un bel po’. Due ciacchiere. Posso riprenderti? Prego fai pure, grazie mi dice. Ed io ringrazio lui, materialmente e con lo spirito. Finché abbiamo una musica da suonare il tempo siamo noi.

Poi sembrano corsi e ricorsi. L’insieme ci prende e abbagliamo. Dialettico è il senso in ogni cosa. Ti abbraccio, mi abbracci e il mio nuovo abbraccio segue il tuo. Senza soluzione di continuità.