My arms…

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Aspettative

Mi sarei aspettato che con quegli occhi parlanti le parole non servissero. Solo gesti e silenzi densi. In realtà le parole servivano, eccome. Per dare forma alle volute dei pensieri, che a mezz’aria dall’iride usciti, non avevano un corpo sul quale posarsi. E così, quell’incontro di silenzi sguardi e parole non dette dettero luogo all’assenza.

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L’immagine è di Alex Everitt

Notte 2

Notte

Dovrei raccontare di una sera, che era quasi notte, in cui di autobus non ce n’erano più – che per uno che va piedi senza soldi è un gran casino. E lo voglio proprio fare. Di quando, appunto, camminando sulla darsena per poco non sbatto contro un signore – e c’eravamo solo io e lui, proprio da distratti – alto e con un cappello a falde larghe rosso.

Mi scusi, dice. Ed io, ma di che, guardi che è colpa mia. Per scusarmi, se vuole, le offro una birra. E faccio il gesto di seguirmi verso l’unico locale aperto a quell’ora. No, mi dice lui, non bevo grazie. Se vuole le do un passaggio.

Mi aveva letto nel pensiero.

Posto un posto

Specchio specchio delle mie trame

Non riconoscersi: significa? Me lo chiedo e non so a chi rispondere. Che sia un’eco? Una pernacchia dell’io? Una sbuffata d’argento pesante sul naso?

Non riconoscermi nei movimenti, dei passi e del pensiero. Non so se è fatica o leggerezza.

Non sono messo molto bene

Mi trovo in una posizione imbarazzante

Autunno

Piove. E mi scivolo dentro.

Volare basso è avere i piedi in testa

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