Costruire la Nostra Casa non è solo una questione di mattoni, ma di intenzioni, desideri, sentimenti e mani che si intrecciano. Casa è un dondolio di fianchi e gambe avvinghiate, parole e sussurrate e silenzi di sguardi. La Nostra Casa è anche di mattoni, con le Cose Nostre dentro e la pioggia fuori. Anche Noi siamo la Nostra Casa. Dove ci sentiamo uniti e al sicuro. Ed io, con te, mi sento così. Sempre.

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Guardare e vedere e sentire le cose, le situazioni e le persone nel complesso, nell’insieme. A piccoli sguardi corrispondono piccole intenzioni. L’insieme ci tiene insieme e non ci fa esplodere in miliardi di coriandoli insignificanti. L’insieme siamo noi. Insieme.

Ovunque tu vada io ci sarò già. Ovunque io vada, tu ci sarai. Non conta il luogo e il tempo. Conta il “con”. Qui, ora, prima, là, più in là, a piedi o volando o saltando all’indietro. E’ il “con” che definisce spazio e tempo. Gli da un senso. Il senso.

Ancora e ancora e ancora… un andamento lento… a spirale… a vite infinita… la senti la passione? il desiderio? il senso? il battito e l’incedere lento del respiro? E’ li. E il tuo. E il nostro. Proprio poco prima di esplodere simultaneamente alla vita.

Giorno dopo giorno scopriamo i nostri limiti, le nostre debolezze. Ci pensiamo forti, convinti di poter superare ogni avversità, difficoltà, muro, barriera, gelosia… E poi d’un tratto succede: ti vedi nudo, allo specchio. Tu, proprio tu. Esattamente come sei. Limitato, monco, mancante, piccolo, un niente rispetto alla storia e alla vita dell’universo, rispetto a tutte le persone che hanno vissuto e vivranno. Non sei l’inizio né la fine di alcunché. Nemmeno di te stesso. E allora, giorno dopo giorno, consumi il tuo tempo, i tuoi desideri che non si avverano. I sogni che restano lì. E ti accorgi che ciò che sei è vero solo a metà.

Quando ti guardo, a me pieno di parole, spesso mancano. Ho suoni negli occhi e nelle mani. E te lo dico così. E in silenzio ti guardo.

Seguendoci l’un l’altra percorriamo gli stessi passi, a volte a tempo ed altre saltellando. Cullàti dall’andare, troviamo percorsi nuovi. I nostri. Un viaggio, il nostro. E parole e sensi e silenzi. Sicuramente nostri. Un passo, i nostri passi, ed altri passi ancora. E ancora, e ancora e ancora…

Mancanza e Bramosia si abbracciano e si intrecciano, diventano tutt’uno con carne e pensieri. E un lento flow ti prende i fianchi, ti muovi, rotei le braccia e stringi te e l’aria. Respiro profondo. Danza la mancanza sulla pelle e diventa bramosia. Di te.

Da ieri e poi per sempre

Poi arriva l’ora di andare. Non è facile riconoscere quando è il momento. E infatti non ne sono proprio sicuro. Ma si va. Il tempo passa, le cose e le persone cambiano, si sa (così lapalissiano che mi viene una smorfia). Però lo sai, a un certo punto si saluta la compagnia e si va. Dove? Ah saperlo! A volte basta anche fare solo un passo di lato, anche piccolo, piccolissimo. E si è da un’altra parte, in un altro orizzonte. E quello che si credeva certo e inossidabile e indistruttibile non lo si vede più. Quiete. Tutto fermo improvvisamente. Come un lento “intro” irriconoscibile. Ma poi in realtà ti accorgi che non cambia nulla intorno a te. Sei tu che sei cambiato, di pochissimo, meno di una virgola, meno di una molecola. Ma non sei più lo stesso. Succede che lasciamo che gli accadimenti ci avvolgano, nel bene e nel male, e da essi ci lasciamo trasportare. E in un momento qualsiasi della propria esistenza non riconosciamo più la punta delle nostre scarpe. Il principale organo della conoscenza, insieme all’intenzione, è l’andare. Ed io vado. Perché quello che mi interessa di più sapere nella vita è cosa significa vivere.