Ovunque tu vada io ci sarò già. Ovunque io vada, tu ci sarai. Non conta il luogo e il tempo. Conta il “con”. Qui, ora, prima, là, più in là, a piedi o volando o saltando all’indietro. E’ il “con” che definisce spazio e tempo. Gli da un senso. Il senso.

Ancora e ancora e ancora… un andamento lento… a spirale… a vite infinita… la senti la passione? il desiderio? il senso? il battito e l’incedere lento del respiro? E’ li. E il tuo. E il nostro. Proprio poco prima di esplodere simultaneamente alla vita.

Giorno dopo giorno scopriamo i nostri limiti, le nostre debolezze. Ci pensiamo forti, convinti di poter superare ogni avversità, difficoltà, muro, barriera, gelosia… E poi d’un tratto succede: ti vedi nudo, allo specchio. Tu, proprio tu. Esattamente come sei. Limitato, monco, mancante, piccolo, un niente rispetto alla storia e alla vita dell’universo, rispetto a tutte le persone che hanno vissuto e vivranno. Non sei l’inizio né la fine di alcunché. Nemmeno di te stesso. E allora, giorno dopo giorno, consumi il tuo tempo, i tuoi desideri che non si avverano. I sogni che restano lì. E ti accorgi che ciò che sei è vero solo a metà.

Quando ti guardo, a me pieno di parole, spesso mancano. Ho suoni negli occhi e nelle mani. E te lo dico così. E in silenzio ti guardo.

Seguendoci l’un l’altra percorriamo gli stessi passi, a volte a tempo ed altre saltellando. Cullàti dall’andare, troviamo percorsi nuovi. I nostri. Un viaggio, il nostro. E parole e sensi e silenzi. Sicuramente nostri. Un passo, i nostri passi, ed altri passi ancora. E ancora, e ancora e ancora…

Mancanza e Bramosia si abbracciano e si intrecciano, diventano tutt’uno con carne e pensieri. E un lento flow ti prende i fianchi, ti muovi, rotei le braccia e stringi te e l’aria. Respiro profondo. Danza la mancanza sulla pelle e diventa bramosia. Di te.

Da ieri e poi per sempre

Poi arriva l’ora di andare. Non è facile riconoscere quando è il momento. E infatti non ne sono proprio sicuro. Ma si va. Il tempo passa, le cose e le persone cambiano, si sa (così lapalissiano che mi viene una smorfia). Però lo sai, a un certo punto si saluta la compagnia e si va. Dove? Ah saperlo! A volte basta anche fare solo un passo di lato, anche piccolo, piccolissimo. E si è da un’altra parte, in un altro orizzonte. E quello che si credeva certo e inossidabile e indistruttibile non lo si vede più. Quiete. Tutto fermo improvvisamente. Come un lento “intro” irriconoscibile. Ma poi in realtà ti accorgi che non cambia nulla intorno a te. Sei tu che sei cambiato, di pochissimo, meno di una virgola, meno di una molecola. Ma non sei più lo stesso. Succede che lasciamo che gli accadimenti ci avvolgano, nel bene e nel male, e da essi ci lasciamo trasportare. E in un momento qualsiasi della propria esistenza non riconosciamo più la punta delle nostre scarpe. Il principale organo della conoscenza, insieme all’intenzione, è l’andare. Ed io vado. Perché quello che mi interessa di più sapere nella vita è cosa significa vivere.

A Playa de Las Maderas, tra qualche giorno, andrà a vivere uno dei miei ragazzi…

… stasera ci siamo salutati. Lì ha trovato il senso della vita e l’amore, che poi sono la stessa cosa. Ci siamo salutati a modo nostro. I fatti, all’andata ed al ritorno. Nel mezzo, siamo andati ad ascoltare jazz (“peccato” ha detto, “adesso che mi piace e che potremmo suonare insieme anche questa musica, parto.” Ma ogni tanto tornerai, Claudio, e mi troverai qui, a suonare e a improvvisare, in tutti i sensi). Abbiamo ascoltato ed alla fine abbiamo chiesto se si poteva fare una jam. I musicisti non vedevano l’ora di fare qualcosa di diverso. Loro molto bravi, veri professionisti. Claudio è in gamba ed io “ci sto dentro”. Non ricordo esattamente cosa abbiamo suonato e come, forse qualche standard e poi il solito giro blues in fa che dura venti minuti. Credo che il mio sax fossero mesi che non suonava cosi, anche per altri motivi che non sto a dire.

E ho perso la cognizione del tempo, come quando lui era un ragazzino e veniva al centro giovani… “dai Elio, suoniamo” diceva. E dalle 2 alle 8 si suonava in continuazione.

I bicchieri di Morellino non li ho contati, offriva il club, ed il bicchiere era sempre pieno. Mah. Non so se le persone che ascoltavano si siano divertite, noi si.

Playa de las Maderas è in Nicaragua. Aprirà un locale pizza pasta e musica con la donna che ama. Sembra un romanzo. Ma Claudio è sempre stato quello di un passo a lato tra tutti i miei ragazzi (nella pagina about è quello che suona il basso e che alla fine dice il mio vero nome “Elia”, mi chiamo così ma tutti mi chiamano Elio).

Ecco, ci siamo salutati ascoltando musica e suonando. Ciò che abbiamo sempre fatto da quando ci conosciamo da quando lui aveva 14 anni (adesso ne ha 34). Senza lacrimucce o chissaché. “Ci aggiorniamo, appena arrivo ti mando la foto del posto. Poi tra un po’ torno e ti racconto come va”.

Quando tornerà, magari per salutare i genitori, non mi racconterà niente se non l’essenziale, per il resto del tempo si suonerà.

So adesso che a Playa de las Maderas ci sarà della musica in più. Ed un po’ di meno qui vicino a me. Ma è così che deve andare. E ne sono contento. Anzi, sono fiero di lui.

Credo che abbiamo suonato una cosa così:

 

 

Marasma General

I ragazzi ormai sono uomini, ricordo bene quando hanno suonato la prima volta al Centro Giovani. “Quanti siete?” “Boh! Setto o otto” “Raga non so se ho abbastanza canali :)”… Io e tutti gli altri fulminati dall’energia e dalla simpatia di questo gruppo (un po’ diverso da come è adesso, ma Luca che canta e Beppe al sax ci sono sempre) .

Sono passati tredici anni, ed ogni volta che li chiamo (generalmente chiamo Luca) “Raga c’è da suonare” la risposta è sempre e solo una “Quando? Ci siamo. Anche se manca qualcuno. Per te ci siamo sempre. E pure gratis”.

Ne sono orgoglioso, ed in più mi piacciono davvero! Ma tanto!

Qui, il videoclip del singolo dell’ultimo album. Alcune scene sono prese dal concerto del 25 aprile dello scorso anno davanti al comune a SDM, vero ragazzi?.

E ci saranno anche quest’anno.

A presto Marasma!

e.