E’ il momento di dire. Di dire tutto.

Il mio nome è Elia, ma tutti mi chiamano Elio. A tal punto che anche sui documenti il nome è questo. Questo è il 51esimo anno che respiro. Alto 1 e 80 e peso 73 kg. Sono nato a Milano e ci vivo. Sono figlio di emigranti contadini con la 5^ elementare “saliti al nord” per lavorare. Mio padre ancora si ricorda quando a 20 anni, a Milano nel 1960, sui palazzi c’era scritto “non si affitta ai terroni”. Ci ha messo quindici giorni a trovare una stanza in cui stare, con in tasca 20mila lire. In viale Ungheria, il signor Martino, milanese doc, lo ospita. Dopo il primo mese praticamente lo adotta e non gli fa più pagare la pigione. Andremo a trovarlo ogni sabato pomeriggio fino a che Martino morirà. Sono cresciuto in una famiglia tranquilla. Sono stato abusato da bambino. Non ho mai detto niente a nessuno. Solo ad una persona, finora. Me ne vergognavo. Ma non c’è niente di male a subirlo, il male.  C’è da vergnognarsene quando lo si fa. Ed io me ne ve vergogno del male che ho fatto. Ogni giorno. Ho tradito quella che era mia moglie, perché non l’amavo più. E invece di dirglielo… Me ne vergogno, lei lo sai. Ma credo di star rimediando…

Bravissimo a scuola. Uno dei più bravi. Appassionato di musica. Innamorato della musica fino al parossismo. A 13 anni volevo iscrivermi, ingenuo, al conservatorio. Ma sapevo solo strimpellare la chitarra. Ci sono andato da solo al “Verdi”. Mi hanno detto, gentilissime le segretarie, che avrei dovuto sapere già la musica. Ma come, pensavo, io vengo per impare, se già so la musica che ci vengo a fare al conservatorio?

E allora faccio il classico, con qualche resistenza di mio padre piccolo imprenditore edile che mi voleva geometra. E la scuola mi piaceva da matti. E mi piaceva Elisabetta, che adesso è un importante attrice di teatro e che non ho più visto dalla maturità.

Sono un compagno, come si diceva all’epoca. E tutti questi mutamenti del socialismo io non li capisco. Non capisco la rincorsa al voto. Se una cosa è giusta, è giusta sempre. Non diventa sbagliata perché le persone non la condividono. Ci sono persone che credono che la terra sia piatta, quindi per prendere voti dovrei dirlo anche io?

Dopo la maturità inizio a lavorare come educatore. Non c’erano scuole e università all’epoca. Si prendeva un po’ di tutto da tutte le parti: da don Milani a Steiner, dagli Scout alla Montessori. E sono diventato un educatore “qualificato in servizio”. La mia università è stata il lavoro. E intanto studiavo legge. Ho fatto tutti gli esami e poi, come sempre, per una discussione, ho mandato tutto al diavolo. Ma io volevo e voglio fare l’educatore. Mai occupato di disabilità, ma di promozione dell’agio e del protagonismo giovanile (così si dice, anche se protagonismo ha un altro significato).

Ho lavorato dal 1987 al 2000 come co.co.co., girando molti comuni dell’hinterland. Nell’ultimo, dove ancora lavoro /San Donato Milanese), “la sindaca” dell’epoca decise, unica in Italia, di fare un concorso per due educatori. Io non la conoscevo nemmeno e lavoravo lì da tre anni al Centro Giovani. Il concorso lo vinsi, e con me un’altra bravissima educatrice che adesso continua quello che io non faccio più. Perché ora sono uscito dal Centro Giovani, ormai dal 2010. Mi occupo solo dei grandi (18-25 anni). Associazioni giovanili di tutti i tipi. Uno di questi, ormai 25enne il grande Mister Caos, poeta di strada, mi chiama “sindaco dei giovani” 🙂 Cercatelo su facebook, è davvero bravo.

E nel frattempo mi sono sposato. A lei è stata diagnosticata dopo qualche anno la Sclerosi Multipla, con tutti gli annessi e connessi. Siamo separati, adesso. E’ la mia migliore amica. L’aiuto, la sostengo. Metà del mio stipendio è per lei. La porto alle visite, ci vediamo tutti i giorni, faccio le commissioni. Non siamo insieme e non ci amiamo. Ma ci vogliamo bene. Lei mi chiama angelo. Anche se non me lo merito.

Perseguo l’Amore. La passione. Senza non so stare. Non vivo, senza. Ho avuto un grande amore. Immenso. Quello totale. Non c’è più. Amen.

Non ho abbastanza soldi per avere una casa mia. Praticamente non ho nulla, solo questo pc dal quale sto scrivendo e quasi 10mila libri che brucerò come il commissario di Manuel Vazquez Montalbàn.

Vivo dai miei genitori anziani e malati, nella mia cameretta (triste cosa, vero?). A me pesa. Ma è così, e a meno di vincere al superenalotto, che nemmeno gioco, così resteranno le cose.

Non guido, quindi non ho la macchina. Ma abito a Milano e non mi serve. L’ultima volta che ho guidato è stata quando ho fatto l’esame di guida. Poi è scaduta…

Avevo bisogno di chiudere un cerchio e mi sono iscritto all’università: scienze politiche. Adesso c’è il test d’ingresso. Confesso che temevo di non farcela. Con tutti quei ragazzi e ragazze. Al test ero più anziano anche della professoressa. Sono risultato 50esimo su 400. In effetti le disequazioni di secondo grado non le ricordavo benissimo 😉

Ho già finito di studiare Storia contemporanea e Teoria delle dottrine politiche, mi manca Logica ed il primo trimestre è fatto: voglio finire per il 2020, se sarò ancora vivo 🙂

Ecco, questo sono (più o meno) io. Oltre a tutte le cose che ho scritto in tutti questi anni su questo spazio.

Se devo usare una parola per descrivermi userei la parola “PASSIONE”. Senza questa nulla ha senso. Ma questo è quello che io vedo e sento di me. Di come mi vedono gli altri, posso solo dire che spesso mi dicono “mi fai stare bene”.

Ma io, spesso, non sto bene. Come adesso, mi sento stanco. Per questo ho scritto gli elementi saliente di chi sono, di chi penso di essere. Prima che me ne dimentichi.

Volevo anche ringraziare tutti quelli che passano di qui. Non ne conosco nemmeno uno di persona. Scrivetemi una email se volete parlami. Non rispondo quasi mai ai commenti. Quello che ho da dire, lo dico nei post. Ma se volete parlare con me, scrivetemi. Conosco solo la voce di Bortocal. E prima o poi, caro Mauro, riuscirò a venire a trovarti.

Sono fatto di carne e ossa e vita e sfighe e cose belle e cose brutte. Come tutti.

Vi lascio qui una mia foto di giugno (per i curiosi) e la mia musica. Che per quanto insulsa, è comunque la mia.

Vi abbraccio tutti.

elia 2017

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  1. Penso che tu sia veramente una bella persona.

  2. Ho letto, a parte tutte le cose fra le righe, abbiamo in comune anche la patente di guida scaduta fin dai tempi dell’esame di guida, ahahahahah

  3. ..

  4. Mai dubitato che dietro i tuoi post, o dietro quelli di chiunque, ci fosse una persona in carne e ossa con la Sua storia, i Suoi affetti, le Sue ansie, i Suoi dolori, le Sue bellezze.
    La Sua musica.
    Buon proseguo, Elio. In tutto, per tutto.
    Ricambio l’abbraccio,
    Marirò
    e continuo a seguirti.

  5. Bel post. Ciao,65Luna

  6. E l’Io vive muore rinasce con Te

  7. molto bella e dolce questa tua storia/confessione, ma trasuda tanta tristezza e malinconia o forse solamente ci racconta un grande desiderio d’amore 🌹

  8. Grande Elia, hai avuto coraggio e ne è uscita una cosa di cuore !!
    ps: seguo subito mister caos 😉

  9. Uno dei più bei post di sempre. ❤️

  10. Grande. Sei grande. Sei tu. A tutto tondo.
    Onesto e diretto.
    Non so cosa abbia originato questo post, ma è stato un grande dono.
    P.

  11. Letto tutto di un fiato..a volte trattenendolo. La tua passione si percepisce tutta, in ciò che sei, che fai, che vivi. La musica non riesco a sentirla con il cellulare, proverò dal pc. Dai che ce la fai 💪

  12. Intenso!

    • “Perseide”
    • 13 settembre 2017

    Non trovo parole… ma te ne sono grata. 🦋

  13. Ciao 🙂

  14. ❤️

  15. Meraviglioso. Meraviglioso.E basta.

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