Il motivo per cui tutti facciamo le cose che facciamo, qual è? Io sinceramente non lo so. Non credo lo sappia nessuno. Ma può essere che esista qualcuno così denso e centrato su se stesso a tal punto che abbia coscienza anche della propria gestazione. Io no. So che ho dei riferimenti banali e comuni: il contatto con l’altro, l’amore, i suoni, i ritmi, le parole, i pensieri, le passioni, le paure. Ma non ho paura delle persone. Però le scelgo, perché a un certo punto bisogna scegliere. E qual è il discrimine? Ognuno ha il suo. Il mio è l’annientamento. Nel senso che scelgo solo le persone che generano vita. Le altre vadano pure dove vogliono, facciano pure quello che gli pare. Ma non con me. E’ fondamentale per me essere centrati su questo punto: se la tua libertà lede la mia allora non possiamo avere contatti. Lede nel senso profondo dell’impossibilità dell’esistenza, intendo. Già detto da quel tizio che si chiamava Gesù e dall’altro tizio che si chiamava Emanuele (Kant, intendo, ma so che era chiaro però di questi tempi non si sa mai). Se non dovessi scrivere altro entro la fine dell’anno, auguro a tutti un buon Natale. A chi non è credente auguro buone vacanze. E a tutti, sempre e comunque, di avere la strada illuminata.

Annunci

Se un artista così non viene compreso da quasi nessuno, pochi estimatori, io smetto di suonare e cantare. Questo è un genio, come Demetrio. I suoi suoni e le sue passioni sono solo sue, e di chi le ascolta. Guardatelo, non è facile. Ma comprensibile si. Ivan Segreto. Mi piace da sempre, riconosco la sua “ampia visione” come una canzone da lui scritta. Ci aiutano le canzoni a comprendere alcuni nostri strati. Sempre più spesso piango ascoltando musica. Sarà l’età o la senilità, è uguale. Ma la densità di ascolti, suoni, parole, accordi, interplay genera emozioni che diventano ragione. O ragione che diventa emozione. E in fondo è la stessa cosa. Quantisticamente noi siamo tutto e niente. Musica e Silenzio, Odio e Amore e Indifferenza. Vita e assenza. Giacché la morte non esiste.Basta. Basta. Sono stanco. Voglio diventare un accordo di settima maggiore, che tende e non si risolve. Ma risuona.

Questa è la versione da Disco. La differenza è notevole. L’interpretazione dal vivo da il senso del sentire, del significato dell’insieme. E’ una questione di “sentire”. E’ oltre i problemi, anche grandi, di ogni giorno e che tutti abbiamo: soldi, salute, relazioni, amori, affetti. Cosa ce ne facciamo? Ci incattiviamo? Io preferisco suonare e cantare. I miei problemi sono solo miei. Agli altri provo a dare quello che di buono ho.

Questa è la musica che avrei voluto mettere al post precedente. E’ mia. Non sono così presuntuoso, ma alla fine queste sono le mie parole. Non ho altro. Non ho soldi, non ho idee, non ho innovazioni, non ho cose. Se non queste frasi e qualche nota. Un fischiettio sotto la doccia, per chi ha l’acqua, e nient’altro. Vi voglio bene. elio o elia, come più vi aggrada.

Mi fa schifo il razzismo. Mi fa schifo il nazismo. Mi fa schifo lo schiavismo. Mi fa schifo lo sfruttamento. Mi fa schifo lo schifo. Mi fa schifo il qualunquismo. Il politicismo, il tecnicismo, l’economicismo. Mi fa schifo il benaltrismo, il vendicativismo, “l’odiamento seriale”, l’oscurantismo e il mal comune mezzo gaudio. Mi fa schifo l’ignorantismo e il pressapochismo. Ma non mi fanno schifo le persone, perché ciascuno di noi (e chiunque prima di noi) su questo pianeta condivide con l’altro almeno un atomo di se stesso.

Così com’è

In fila, in attesa
aspettando i centesimi della cassa integrazione
perchè non possono comprarsi un lavoro
L’uomo con l’abito di seta passa di corsa
quando incrocia lo sguardo della poveretta
per divertimento dice “trovati un lavoro”

E’ proprio così
alcune cose non cambieranno mai
E’ proprio così
ma non credergli

Ti dicono “ragazzino non puoi andare
dove vanno gli altri
perchè non sei uguale a loro”
Ti hanno detto “vecchio come puoi
pensarla in questo modo
ci hai pensato bene
prima di fare le regole?”
Lui ha detto “figliolo”

E’ proprio così
alcune cose non cambieranno mai
E’ proprio così
ma non credergli

Hann fatto passare una legge nel ’64
per dare qualcosa a chi fino ad allora non aveva nessun diritto
ma non può fare più di così
perchè la legge non cambia la testa delle persone
quando tutto ciò che vede al momento dell’assunzione
è la linea sulla casella del colore

E’ proprio così
alcune cose non cambieranno mai
E’ proprio così
ma non credergli

Cosa va via e cosa resta quando il desiderio di essere ballati fino alla fine del tempo svanisce come un elettrone di cui non si conosce la posizione? Lo osservi ed è da un altra parte. Eppure hai pensato che fosse lì, pensavi di aver trovato un punto fermo. Ma è probabile che sia ancora lì. Smetti di osservare fuori e guarda dentro. Lo vedi? Se si, allora c’è. L’amore è l’esempio più lampante della fisica quantistica.

Niente è per sempre ma alcune cose tendono all’infinito…

p.s. sono io mentre osservo Venere 😉

Spero che la maggior parte di chi legge abbia una vita serena, appagante, senza grandi preoccupazioni se non quelle tipiche della vita. So però che la gran parte non ce l’ha. Problemi di soldi, di salute, almeno in questa parte di mondo, la fanno da padroni. In altre parti manca l’essenziale, ovvero manca tutto. Manca la possibilità di esistere. Non è che si possa pensare che se altrove e altri stanno malissimo, allora non ci possa preoccupare della propria condizione. Solo penso che della propria condizione bisognerebbe avere nozione. Contestualizzare. E non dimenticare tutti gli altri, portarli con sé e fare quello che si può, sempre e comunque. Scappi da qualcosa che ti terrorizza? Vieni qui, quello che ho lo condivido. Sempre. E se non ho niente, ti do il mio corpo o la mia voce i miei pensieri. Devo ricordarmi di portare una coperta ad una ragazza incontrata ad un semaforo. “Inizia a fare freddo la notte” dice. Fa sempre più freddo qui. Sembra quasi non ci sia più speranza per nessuno. Ma da qualche parte adesso sta nascendo un Esbjorn Svensson, un Mozart con la sua Sinfonia 41 o un Beethoven la sua sonata op. 111, che contiene ragtime alla fine del secondo movimento 100 anni prima. Stanno nascendo visionari ovunque. E’ sempre successo. E sempre succederà finché nasceranno bambini. Ovunque nel mondo. In questa parte di mondo dove la preoccupazione sono i debiti ed i problemi di salute vissuti in solitudine. La sofferenza fisica è vita. Prima o poi capita a tutti. Tutti gli altri tipi di sofferenza sono evitabili, con l’aiuto di tutti. Io non so come si fa. Ed ogni giorno provo ad imparare come alleviare la sofferenza altrui. Anzi, un modo lo conosco: dare sempre tutto quello che si ha e che si è. Se qualcuno conosce un altro modo…

io ci credo.

tutto questo è banale, lo so. Ma ogni tanto le banalità vanno sottolineate, secondo me.

non parlo apposta di politica, anzi ne parlo sempre. Ma non parlo di partiti e cose del genere. Semplicemente perché quello che penso si dovrebbe capire da quello che scrivo.

Ma la gente, qui, stava uguale anche durante le guerre mondiali, la breccia di Port Pia, le cinque giornate di Milano, la Rivoluzione Francese, ai tempi degli Sforza e ancora più indietro. Parafrasando Brecht e il Cipputi di Altan, chi ha l’ombrello dove non batte il sole sono sempre gli stessi.

Con tutto quello che succede nel paese, il tribalismo, l’infantilismo, l’analfabetismo, sembra quasi che l’essere umano abbia perso ogni significato. Giochiamo a biglie, settenni, e se perdo ti tiro un pugno, così, per frustrazione. Ma la colpa è del vento, o della pioggia, o del sole negli occhi. Ma tu lo sai che stai barando. Che stai creando rissa così tanto per fare. Per distogliere l’attenzione e intanto rubare. Io non mi ci riconosco in questo andare collettivo che usa le mie stesse parole ma non parla la mia lingua. Non ho le stesse radici, non la stessa storia, non la stessa cultura. E non parlo di Italia (troppo piccola). Parlo di mondo. Se fosse stata come appare essere ora, ci saremmo estinti millenni fa. Le differenze, a cercarle, sono infinite: il colore della pelle, degli occhi, il numero di nei, la lunghezza delle dita, il numero di capelli. Si, siamo tutti diversi, VivaDDio! E questa diversità è la nostra cifra. Tutto il resto è meschinità o, come diceva il Guicciardini (giuro non è una parolaccia) il “proprio particulare”. Il proprio ombelico. Voglio andare a Cuba, sdraiarmi su una spiaggia al sole e ascoltare musica fino a non poterne più (impossibile) e poi alzarmi e ballare e suonare. Siamo fatti per questo. Non per altro. Nonostante le menate del quotidiano, nonostante le leggi, i confini, i mari e le pianure, nonostante i colori, i sapori, gli odori differenti. Siamo fatti per essere musica. Tutte le lingue della musica.

 

ascolta e guarda, e poi dimmi che differenza c’è. come si fa a non alzarsi a ballare e urlare e abbracciare chiunque ti capiti a tiro. hugs, my friend.

La mia canzone dell’estate – Folco Orselli in “Paolo Sarpi Blues”.

 

Per chi non sa il milanese, amen. La musica è bellissima. Ricongiunge con se stessi e con la vita. tenchiùverimac Folco!.

Oggi è un anno. Da quando due miei amici e colleghi sono morti. In ufficio Uno ha sparato all’Altro e poi si è suicidato. E oggi come allora mi prende tutti i pensieri e la carne. Magari se lo scrivo il respiro riprende regolare. Sono stato un’ora sulla panchina davanti al palazzo. Ho incontrato solo una persona. E pensavo al tempo. Che non torna. A coloro ai quali il tempo si è interrotto. Non posso fare niente per loro. Non più. Questo mi manda in loop. E mi porta a riflettere su tutte quelle volte che diciamo “non ho tempo”, “ho solo un paio di minuti, dimmi”, “posso dedicarti un pezzetto del mio tempo poi ho altro da fare”. Forse questo lo si può fare: dare tutto il tempo che si ha, fino all’ultimo respiro, a chi il tuo tempo chiede. Perché c’è solo questo. Non ce n’è altro.

Annunci