Sopravviversi. Andare incontro alla vita così come alla morte. Pari sono. Un estremo e l’altro della linea sottile che camminiamo e che chiamiamo vita. Su quale filo, su quale limiti, da quale parte del mondo, in quale empireo o quale fango siamo non lo decidiamo mai. Ma il possibile, in parte, si. E se a un certo punto uno dicesse “basta, cambio strada, cambio senso, livello, altezza”? Non so, ci penso. Ma so che si può fare.

La musica è mia, la scena è stratta da “Barry Lindon”.

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Torno indietro nel tempo e non è che mi ritrovi proprio. C’è sempre qualcosa di inaspettato. Sono io, siamo noi. Ma diversi. Eppure così simili a quanto siamo sempre stati. Lana caprina? Non saprei. Ma è proprio quel delta la cosa a cui penso di più: sono io, eppure non sono più io. E a cosa ci si afferra per riconoscersi? Alle letture, alla musica, alle strade che si è percorso milioni di volte nella propria città. E allora ricominciamo a mettere dei punti. Ora comincio dalla musica. La mia preferita in assoluto.

Nella mia casa al caldo, dovrei solo scomparire. Vergogna provo e non sono altro che escremento di mondo. Io. Non quello che prega per la vita. Io, che prego per un dolore d’amore. Che prego per una somma di danaro inutile. Non al cielo né al denaro… Mi sento responsabile. E’ colpa mia. Mentre rido, mentre faccio l’amore, mentre passeggio per l’arte millenaria. Niente ha senso se lui muore.

Il motivo per cui tutti facciamo le cose che facciamo, qual è? Io sinceramente non lo so. Non credo lo sappia nessuno. Ma può essere che esista qualcuno così denso e centrato su se stesso a tal punto che abbia coscienza anche della propria gestazione. Io no. So che ho dei riferimenti banali e comuni: il contatto con l’altro, l’amore, i suoni, i ritmi, le parole, i pensieri, le passioni, le paure. Ma non ho paura delle persone. Però le scelgo, perché a un certo punto bisogna scegliere. E qual è il discrimine? Ognuno ha il suo. Il mio è l’annientamento. Nel senso che scelgo solo le persone che generano vita. Le altre vadano pure dove vogliono, facciano pure quello che gli pare. Ma non con me. E’ fondamentale per me essere centrati su questo punto: se la tua libertà lede la mia allora non possiamo avere contatti. Lede nel senso profondo dell’impossibilità dell’esistenza, intendo. Già detto da quel tizio che si chiamava Gesù e dall’altro tizio che si chiamava Emanuele (Kant, intendo, ma so che era chiaro però di questi tempi non si sa mai). Se non dovessi scrivere altro entro la fine dell’anno, auguro a tutti un buon Natale. A chi non è credente auguro buone vacanze. E a tutti, sempre e comunque, di avere la strada illuminata.

Se un artista così non viene compreso da quasi nessuno, pochi estimatori, io smetto di suonare e cantare. Questo è un genio, come Demetrio. I suoi suoni e le sue passioni sono solo sue, e di chi le ascolta. Guardatelo, non è facile. Ma comprensibile si. Ivan Segreto. Mi piace da sempre, riconosco la sua “ampia visione” come una canzone da lui scritta. Ci aiutano le canzoni a comprendere alcuni nostri strati. Sempre più spesso piango ascoltando musica. Sarà l’età o la senilità, è uguale. Ma la densità di ascolti, suoni, parole, accordi, interplay genera emozioni che diventano ragione. O ragione che diventa emozione. E in fondo è la stessa cosa. Quantisticamente noi siamo tutto e niente. Musica e Silenzio, Odio e Amore e Indifferenza. Vita e assenza. Giacché la morte non esiste.Basta. Basta. Sono stanco. Voglio diventare un accordo di settima maggiore, che tende e non si risolve. Ma risuona.

Questa è la versione da Disco. La differenza è notevole. L’interpretazione dal vivo da il senso del sentire, del significato dell’insieme. E’ una questione di “sentire”. E’ oltre i problemi, anche grandi, di ogni giorno e che tutti abbiamo: soldi, salute, relazioni, amori, affetti. Cosa ce ne facciamo? Ci incattiviamo? Io preferisco suonare e cantare. I miei problemi sono solo miei. Agli altri provo a dare quello che di buono ho.

Questa è la musica che avrei voluto mettere al post precedente. E’ mia. Non sono così presuntuoso, ma alla fine queste sono le mie parole. Non ho altro. Non ho soldi, non ho idee, non ho innovazioni, non ho cose. Se non queste frasi e qualche nota. Un fischiettio sotto la doccia, per chi ha l’acqua, e nient’altro. Vi voglio bene. elio o elia, come più vi aggrada.

Mi fa schifo il razzismo. Mi fa schifo il nazismo. Mi fa schifo lo schiavismo. Mi fa schifo lo sfruttamento. Mi fa schifo lo schifo. Mi fa schifo il qualunquismo. Il politicismo, il tecnicismo, l’economicismo. Mi fa schifo il benaltrismo, il vendicativismo, “l’odiamento seriale”, l’oscurantismo e il mal comune mezzo gaudio. Mi fa schifo l’ignorantismo e il pressapochismo. Ma non mi fanno schifo le persone, perché ciascuno di noi (e chiunque prima di noi) su questo pianeta condivide con l’altro almeno un atomo di se stesso.

Così com’è

In fila, in attesa
aspettando i centesimi della cassa integrazione
perchè non possono comprarsi un lavoro
L’uomo con l’abito di seta passa di corsa
quando incrocia lo sguardo della poveretta
per divertimento dice “trovati un lavoro”

E’ proprio così
alcune cose non cambieranno mai
E’ proprio così
ma non credergli

Ti dicono “ragazzino non puoi andare
dove vanno gli altri
perchè non sei uguale a loro”
Ti hanno detto “vecchio come puoi
pensarla in questo modo
ci hai pensato bene
prima di fare le regole?”
Lui ha detto “figliolo”

E’ proprio così
alcune cose non cambieranno mai
E’ proprio così
ma non credergli

Hann fatto passare una legge nel ’64
per dare qualcosa a chi fino ad allora non aveva nessun diritto
ma non può fare più di così
perchè la legge non cambia la testa delle persone
quando tutto ciò che vede al momento dell’assunzione
è la linea sulla casella del colore

E’ proprio così
alcune cose non cambieranno mai
E’ proprio così
ma non credergli

Cosa va via e cosa resta quando il desiderio di essere ballati fino alla fine del tempo svanisce come un elettrone di cui non si conosce la posizione? Lo osservi ed è da un altra parte. Eppure hai pensato che fosse lì, pensavi di aver trovato un punto fermo. Ma è probabile che sia ancora lì. Smetti di osservare fuori e guarda dentro. Lo vedi? Se si, allora c’è. L’amore è l’esempio più lampante della fisica quantistica.

Niente è per sempre ma alcune cose tendono all’infinito…

p.s. sono io mentre osservo Venere 😉

Spero che la maggior parte di chi legge abbia una vita serena, appagante, senza grandi preoccupazioni se non quelle tipiche della vita. So però che la gran parte non ce l’ha. Problemi di soldi, di salute, almeno in questa parte di mondo, la fanno da padroni. In altre parti manca l’essenziale, ovvero manca tutto. Manca la possibilità di esistere. Non è che si possa pensare che se altrove e altri stanno malissimo, allora non ci possa preoccupare della propria condizione. Solo penso che della propria condizione bisognerebbe avere nozione. Contestualizzare. E non dimenticare tutti gli altri, portarli con sé e fare quello che si può, sempre e comunque. Scappi da qualcosa che ti terrorizza? Vieni qui, quello che ho lo condivido. Sempre. E se non ho niente, ti do il mio corpo o la mia voce i miei pensieri. Devo ricordarmi di portare una coperta ad una ragazza incontrata ad un semaforo. “Inizia a fare freddo la notte” dice. Fa sempre più freddo qui. Sembra quasi non ci sia più speranza per nessuno. Ma da qualche parte adesso sta nascendo un Esbjorn Svensson, un Mozart con la sua Sinfonia 41 o un Beethoven la sua sonata op. 111, che contiene ragtime alla fine del secondo movimento 100 anni prima. Stanno nascendo visionari ovunque. E’ sempre successo. E sempre succederà finché nasceranno bambini. Ovunque nel mondo. In questa parte di mondo dove la preoccupazione sono i debiti ed i problemi di salute vissuti in solitudine. La sofferenza fisica è vita. Prima o poi capita a tutti. Tutti gli altri tipi di sofferenza sono evitabili, con l’aiuto di tutti. Io non so come si fa. Ed ogni giorno provo ad imparare come alleviare la sofferenza altrui. Anzi, un modo lo conosco: dare sempre tutto quello che si ha e che si è. Se qualcuno conosce un altro modo…

io ci credo.

tutto questo è banale, lo so. Ma ogni tanto le banalità vanno sottolineate, secondo me.

non parlo apposta di politica, anzi ne parlo sempre. Ma non parlo di partiti e cose del genere. Semplicemente perché quello che penso si dovrebbe capire da quello che scrivo.

Ma la gente, qui, stava uguale anche durante le guerre mondiali, la breccia di Port Pia, le cinque giornate di Milano, la Rivoluzione Francese, ai tempi degli Sforza e ancora più indietro. Parafrasando Brecht e il Cipputi di Altan, chi ha l’ombrello dove non batte il sole sono sempre gli stessi.

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