Mancanza e Bramosia si abbracciano e si intrecciano, diventano tutt’uno con carne e pensieri. E un lento flow ti prende i fianchi, ti muovi, rotei le braccia e stringi te e l’aria. Respiro profondo. Danza la mancanza sulla pelle e diventa bramosia. Di te.

Da ieri e poi per sempre

Poi arriva l’ora di andare. Non è facile riconoscere quando è il momento. E infatti non ne sono proprio sicuro. Ma si va. Il tempo passa, le cose e le persone cambiano, si sa (così lapalissiano che mi viene una smorfia). Però lo sai, a un certo punto si saluta la compagnia e si va. Dove? Ah saperlo! A volte basta anche fare solo un passo di lato, anche piccolo, piccolissimo. E si è da un’altra parte, in un altro orizzonte. E quello che si credeva certo e inossidabile e indistruttibile non lo si vede più. Quiete. Tutto fermo improvvisamente. Come un lento “intro” irriconoscibile. Ma poi in realtà ti accorgi che non cambia nulla intorno a te. Sei tu che sei cambiato, di pochissimo, meno di una virgola, meno di una molecola. Ma non sei più lo stesso. Succede che lasciamo che gli accadimenti ci avvolgano, nel bene e nel male, e da essi ci lasciamo trasportare. E in un momento qualsiasi della propria esistenza non riconosciamo più la punta delle nostre scarpe. Il principale organo della conoscenza, insieme all’intenzione, è l’andare. Ed io vado. Perché quello che mi interessa di più sapere nella vita è cosa significa vivere.

A Playa de Las Maderas, tra qualche giorno, andrà a vivere uno dei miei ragazzi…

… stasera ci siamo salutati. Lì ha trovato il senso della vita e l’amore, che poi sono la stessa cosa. Ci siamo salutati a modo nostro. I fatti, all’andata ed al ritorno. Nel mezzo, siamo andati ad ascoltare jazz (“peccato” ha detto, “adesso che mi piace e che potremmo suonare insieme anche questa musica, parto.” Ma ogni tanto tornerai, Claudio, e mi troverai qui, a suonare e a improvvisare, in tutti i sensi). Abbiamo ascoltato ed alla fine abbiamo chiesto se si poteva fare una jam. I musicisti non vedevano l’ora di fare qualcosa di diverso. Loro molto bravi, veri professionisti. Claudio è in gamba ed io “ci sto dentro”. Non ricordo esattamente cosa abbiamo suonato e come, forse qualche standard e poi il solito giro blues in fa che dura venti minuti. Credo che il mio sax fossero mesi che non suonava cosi, anche per altri motivi che non sto a dire.

E ho perso la cognizione del tempo, come quando lui era un ragazzino e veniva al centro giovani… “dai Elio, suoniamo” diceva. E dalle 2 alle 8 si suonava in continuazione.

I bicchieri di Morellino non li ho contati, offriva il club, ed il bicchiere era sempre pieno. Mah. Non so se le persone che ascoltavano si siano divertite, noi si.

Playa de las Maderas è in Nicaragua. Aprirà un locale pizza pasta e musica con la donna che ama. Sembra un romanzo. Ma Claudio è sempre stato quello di un passo a lato tra tutti i miei ragazzi (nella pagina about è quello che suona il basso e che alla fine dice il mio vero nome “Elia”, mi chiamo così ma tutti mi chiamano Elio).

Ecco, ci siamo salutati ascoltando musica e suonando. Ciò che abbiamo sempre fatto da quando ci conosciamo da quando lui aveva 14 anni (adesso ne ha 34). Senza lacrimucce o chissaché. “Ci aggiorniamo, appena arrivo ti mando la foto del posto. Poi tra un po’ torno e ti racconto come va”.

Quando tornerà, magari per salutare i genitori, non mi racconterà niente se non l’essenziale, per il resto del tempo si suonerà.

So adesso che a Playa de las Maderas ci sarà della musica in più. Ed un po’ di meno qui vicino a me. Ma è così che deve andare. E ne sono contento. Anzi, sono fiero di lui.

Credo che abbiamo suonato una cosa così:

 

 

Marasma General

I ragazzi ormai sono uomini, ricordo bene quando hanno suonato la prima volta al Centro Giovani. “Quanti siete?” “Boh! Setto o otto” “Raga non so se ho abbastanza canali :)”… Io e tutti gli altri fulminati dall’energia e dalla simpatia di questo gruppo (un po’ diverso da come è adesso, ma Luca che canta e Beppe al sax ci sono sempre) .

Sono passati tredici anni, ed ogni volta che li chiamo (generalmente chiamo Luca) “Raga c’è da suonare” la risposta è sempre e solo una “Quando? Ci siamo. Anche se manca qualcuno. Per te ci siamo sempre. E pure gratis”.

Ne sono orgoglioso, ed in più mi piacciono davvero! Ma tanto!

Qui, il videoclip del singolo dell’ultimo album. Alcune scene sono prese dal concerto del 25 aprile dello scorso anno davanti al comune a SDM, vero ragazzi?.

E ci saranno anche quest’anno.

A presto Marasma!

e.

 

Hai voglia a dire cose e a farti il segno della croce che se non c’è poi chi ti ascolta, è come poi parlare al vento. Hai voglia a dire cose se poi non segue un vero fare, rimane tutto fermo anche se ti sembra di andare. Hai voglia a dire cose, dense e con sentimento, ma sai con le parole poi non parte il bastimento. E il vero sentimento è quello impresso nella carne, fatto di ossa e sangue da ieri e poi per sempre……….

Perché abbiamo desideri? Anzi, il desiderio? Il poeta parlava di sogni, ma desiderare equivale ad essere. Senza, saremmo solo macchine.Qual è il tuo desiderio? Quello profondo. Quello che senza non è vita. Senza, non è niente. Mi viene da dire un camminare infantile.Prima lo si deve individuare, poi trovare. E passano anni. E poi, se si è fortunati o chissaché, lo si trova. E poi? E? E poi? Ditemelo voi! Se poi non si riesce a viverlo che succede? Se non si riesce a morderlo, a tenerlo tra la mani e tra le gambe, a baciarlo e a mangiarlo, divorarlo… Che succede eh…?????Non ho la risposta. Proprio non lo so. E buonanotte ai suonatori!

J. Redman “WISH”

Ascoltare il desiderio. Vederlo andar via. Cosa c’è di più brutto nella vita? Morire? Esagerato, si dirà. E allora? E? E allora?

Commosso, io

E anche un po’ orgoglioso, devo ammetterlo.

Succede che per lavoro incontro associazioni del territorio che presentano progetti, in questo caso per il bilancio partecipativo.

Oggi incontro, tra gli altri, due giovani, un ragazzo ed una ragazza sulla trentina. Ci diamo subito del tu e mi sembra di conoscerli. Ma d’altronde, essendo un educatore da anni qui, di ragazzi e ragazze e giovani uomini e donne ne ho incontrati davvero tanti.

Prima della fine dell’incontro Marco mi dice “Devo dirtelo, venti anni fa mi hai regalato un libro e da li tutto ha preso la sua strada”.

Acc… Non ricordo proprio. Il volto è noto ma la situazione proprio no. Lui aveva dieci anni, all’epoca. E quel mio regalo dice che gli ha aperto un mondo, nel quale tutt’ora è contento di esserci.

Anche Irene si ricorda di me, in tutt’altra situazione. Sa solo di avere un buon ricordo, però.

Ci salutiamo e dopo un quarto d’ora mi arriva un whatsapp

img-20161201-wa0002

Il lavoro dell’educatore non si vede. Chi lo fa non ha riscontro di ciò che fa. Se non in occasioni come queste quando, dopo venti anni, hai occasione di rivedere i ragazzi e le ragazze che hai incontrato nel corso degli anni.

Commozione. Tanta.

Ho detto a Marco “Grazie, mi hai fatto un gran regalo!”

E lui “Grazie a te, tu per primo!”

E … niente… volevo solo scriverlo…

 

Espandendosi in ogni luogo ed in in ogni tempo si sarà sempre nel posto giusto. Si dice che la sostanza stia nel percorso e non nell’arrivo. Quando quantisticamente essi coincidono, ci troviamo al centro dell’essenza di noi. Essenza del viaggio e del restare. Del Trovare e cercare. Dell’affidarsi.

Come fare a disaggrovigliare il dolore? Che sia di presenza o di assenza. Quando non ti basta mettere in fila storie e ragioni. Nemmeno parlare conduce al sollievo. Prenderlo in mano, il dolore, e rigirarselo, annusarlo, riconoscerlo come parte di sé, dargli un nome. Non passerà ma, a qualsiasi età, di sette in sette, avrà forma diversa e proverà a camuffarsi. Avendolo nominato almeno una volta lo si potrà riprendere e non permettere che diventi totale.